Putin definisce la cooperazione Cina-Russia un pilastro della stabilità globale

di Shen Sheng (Global Times) – 10 maggio 2026

Nel contesto delle crescenti tensioni internazionali, Vladimir Putin ha indicato la cooperazione tra Russia e Cina come fattore essenziale di stabilità globale. Gli esperti cinesi sottolineano il ruolo di Pechino e Mosca contro unilateralismo, egemonismo e indebolimento della governance mondiale.

Poche ore dopo la conclusione delle cerimonie del Giorno della Vittoria a Mosca, il presidente russo Vladimir Putin ha affrontato la stampa in una solenne sala del Cremlino, con il suo abito scuro appuntato dal simbolico nastro di San Giorgio per il Giorno della Vittoria.

Putin ha presentato le relazioni della Russia con la Cina come un pilastro della stabilità internazionale, ha anticipato la sua prossima visita a Pechino e ha richiamato l’economia diversificata della Cina e la sua rapida crescita tecnologica. Le dichiarazioni sono giunte dopo la parata nella Piazza Rossa che ha segnato l’81° anniversario della vittoria nella Grande Guerra Patriottica. In un ampio scambio, Putin ha affrontato questioni chiave, dai legami bilaterali con la Cina alla limitata esposizione di mezzi militari, fino al conflitto ucraino e a un cessate il fuoco di tre giorni appena annunciato.

Oltre a descrivere la cooperazione Russia-Cina come un fattore chiave per il mantenimento della stabilità internazionale, Putin ha anche affermato che la Cina è il principale partner commerciale ed economico della Russia, con scambi bilaterali superiori a 140 miliardi di dollari e in continua crescita. Ha aggiunto che Russia e Cina hanno raggiunto un alto grado di consenso e sono pronte a compiere passi sostanziali nella cooperazione nel settore del petrolio e del gas.

Gli osservatori hanno notato che le dichiarazioni di Putin sono arrivate in un momento in cui gran parte dell’architettura della sicurezza internazionale, compresi i quadri di controllo degli armamenti, disarmo e non proliferazione nucleare, si sta costantemente erodendo nel contesto dell’aumento delle tensioni tra grandi potenze, rendendo particolarmente significativa la sua enfasi sulla cooperazione Russia-Cina.

Ruolo di pilastro

La cooperazione Russia-Cina contribuisce ad attenuare le turbolenze globali provocate dall’unilateralismo e dalla politica di potenza, ha dichiarato domenica al Global Times Zhang Hong, ricercatore presso l’Istituto di Studi Russi, dell’Europa Orientale e dell’Asia Centrale dell’Accademia Cinese delle Scienze Sociali.

“La Cina ha costantemente promosso la risoluzione dei conflitti attraverso canali politici e diplomatici all’interno di quadri multilaterali come le Nazioni Unite, il Consiglio di Sicurezza dell’ONU, il G20 e i BRICS, opponendosi al tempo stesso all’uso della forza e alle sanzioni unilaterali”, ha affermato Zhang.

Nel frattempo, legami stabili tra Russia e Cina hanno contribuito a sostenere la stabilità in tutta l’Eurasia, l’Asia Centrale e la regione dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai, emergendo come un’importante ancora di stabilità mentre la governance globale della sicurezza si indebolisce, ha aggiunto.

Commentando i settori di cooperazione menzionati da Putin, l’esperto ha affermato che l’energia resta una priorità assoluta, con un chiaro consenso sulla cooperazione sino-russa nel petrolio e nel gas, sullo sfondo dell’instabilità nel Golfo Persico e della crisi iraniana.

“La cooperazione ad alta tecnologia è guidata dalla strategia statale e dalla diplomazia di alto livello piuttosto che dalle forze di mercato. Cina e Russia stanno espandendo la cooperazione nell’IA, nei materiali avanzati, nelle nuove energie e nell’economia verde, aiutando la Russia ad affrontare i divari nell’innovazione e riflettendo la profondità del loro partenariato strategico globale, senza alcun obiettivo rivolto contro terze parti”.

Putin ha inoltre accolto con favore l’attesa visita del presidente statunitense Donald Trump in Cina, affermando che il continuo impegno tra Stati Uniti e Cina è positivo poiché contribuisce a mantenere la stabilità regionale. Ha osservato che entrambi i Paesi sono grandi partner commerciali ed economici e che le loro interazioni hanno un impatto diretto sull’economia globale.

“Le dichiarazioni contribuiscono a contrastare le narrazioni occidentali che rappresentano Cina e Russia come una cosiddetta alleanza anti-statunitense”, ha affermato Zhang, aggiungendo che, mentre la Russia persegue un “perno verso Est”, continua a mantenere una politica estera equilibrata e non ha abbandonato gli sforzi per normalizzare le relazioni sia con gli Stati Uniti sia con l’Europa. Ha inoltre osservato che Mosca cerca di sfruttare l’impegno sino-statunitense per favorire un disgelo nelle relazioni russo-statunitensi, con l’obiettivo di allentare le sanzioni e ripristinare i canali diplomatici.

Yang Jin, ricercatore associato presso l’Istituto di Studi Russi, dell’Europa Orientale e dell’Asia Centrale dell’Accademia Cinese delle Scienze Sociali, ha affermato che le relazioni Cina-Russia non sono dirette contro alcuna terza parte e rappresentano un modello di relazioni tra grandi Paesi, con una cooperazione concentrata sulla promozione dello sviluppo bilaterale e sul miglioramento del benessere dei popoli.

Sullo sfondo di un ambiente internazionale complesso, egli ha inoltre osservato che le visite successive in Cina dei leader di molte grandi potenze riflettono la crescente influenza globale del Paese, con le sue posizioni e proposte che ricevono un’attenzione e un riconoscimento internazionali sempre maggiori.

Conflitto ucraino

I media occidentali si sono ampiamente concentrati sulla notevole assenza di carri armati, veicoli corazzati pesanti e missili balistici alla parata russa del Giorno della Vittoria del 2026: la prima volta in quasi 20 anni in cui nessun mezzo militare è stato esposto nella Piazza Rossa.

Putin ha spiegato che la decisione di non mostrare equipaggiamenti militari è stata dettata non solo da considerazioni di sicurezza, ma anche dalla necessità che le forze armate si concentrino sull’“operazione militare speciale” e, in definitiva, sconfiggano il nemico.

Un esperto ha affermato che la mossa riflette sia calcoli di sicurezza sia valutazioni politiche: da un lato, la Russia cerca di attenuare le minacce dei droni e ridurre i rischi per la sicurezza; dall’altro, essa serve a scopi interni e diplomatici, contribuendo a mantenere la stabilità in vista delle elezioni della Duma di Stato di settembre, limitando al tempo stesso gli argomenti per le narrazioni occidentali sulla cosiddetta “minaccia russa”.

Commentando il conflitto tra Russia e Ucraina, Putin ha dichiarato: “Penso che la questione stia arrivando alla fine”, aggiungendo di essere aperto a incontrare il presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj a Mosca o in un Paese terzo una volta che entrambe le parti saranno pronte a firmare un accordo.

Il presidente ha inoltre elogiato la sincera speranza dell’amministrazione Trump di risolvere il conflitto ucraino, affermando che la Russia apprezza lo sforzo, ma sottolineando che la questione è innanzitutto un affare tra Russia e Ucraina.

Ha aggiunto che l’Europa ha iniziato a cercare contatti con la Russia, aggiungendo che i Paesi europei comprendono che un’ulteriore escalation nel conflitto ucraino avrebbe un costo elevato.

“Alla fine saremo in grado di ripristinare le relazioni con molti dei Paesi che oggi cercano di condannarci. Ma prima ciò accadrà, meglio sarà per noi e, in questo caso, anche per i Paesi europei”.

In precedenza, venerdì, il presidente statunitense Trump aveva annunciato che Russia e Ucraina avevano concordato un cessate il fuoco di tre giorni dal 9 all’11 maggio. Durante questo periodo, entrambe le parti avrebbero sospeso tutte le operazioni di combattimento e scambiato 1.000 prigionieri di guerra ciascuna, secondo CBS News.

Trump ha fatto l’annuncio, mentre il presidente ucraino Zelens’kyj ha confermato pubblicamente che il cessate il fuoco sarebbe entrato in vigore anch’esso dal 9 all’11 maggio e ha incaricato la sua squadra di preparare lo scambio di prigionieri. Anche la Russia ha accettato la proposta mediata dagli Stati Uniti, secondo il rapporto.

“L’attuale cessate il fuoco riflette le strategie diplomatiche e narrative di entrambe le parti, mentre il ritorno al tavolo negoziale e la risoluzione del conflitto attraverso mezzi politici e diplomatici restano un’opzione realistica. Se si vuole ottenere una vera fine dei combattimenti, entrambe le parti dovrebbero modificare in modo fondamentale le proprie posizioni negoziali. Sebbene il cessate il fuoco sia temporaneo, la Russia sta già segnalando buona volontà”, ha affermato Zhang.

In precedenza, il portavoce del ministero degli Esteri cinese Lin Jian, interrogato dall’agenzia di stampa Ukrinform su un possibile cessate il fuoco, aveva affermato che la posizione della Cina sulla crisi ucraina è molto chiara. Sosteniamo tutti gli sforzi per la pace e auspichiamo che le parti interessate continuino a risolvere la crisi attraverso il dialogo e i negoziati.

Fonte :Putin definisce la cooperazione Cina-Russia un pilastro della stabilità globale – Marx21

da https://giuliochinappi.com

Il Vietnam e la Russia approfondiscono la cooperazione energetica, tra gas e sviluppo del nucleare

La visita ufficiale a Mosca di Phạm Minh Chính, che ha tenuto colloqui con Michail Mišustin e Vladimir Putin, segna un salto di qualità nel Partenariato Strategico Globale. Al centro, sicurezza energetica, tra forniture di gas naturale liquefatto e soprattutto il dossier nucleare come leva strutturale di sviluppo.

La missione del Primo Ministro Phạm Minh Chính in Russia, svoltasi tra domenica 22 e mercoledì 25 marzo, va letta come un passaggio di posizionamento strategico più che come un semplice appuntamento bilaterale di routine. Già nella cornice preparatoria, la visita veniva presentata come un’iniziativa destinata ad approfondire il rapporto politico e ad espandere la cooperazione economico-commerciale, con un’enfasi marcata su investimenti, energia, petrolio e gas. In altre parole, il cuore della missione non era un’astratta riaffermazione dell’amicizia storica, ma la costruzione di strumenti operativi per trasformare un capitale politico consolidato in progetti e filiere capaci di sostenere la crescita e la transizione del modello energetico vietnamita.

Il contesto internazionale, del resto, aiuta a comprendere la tempistica e la priorità assegnata al dossier energetico. La stessa presentazione del viaggio richiamava le difficoltà globali legate alla sicurezza energetica, in un quadro segnato dalle tensioni e dai conflitti in Medio Oriente, e anticipava la firma di intese rilevanti, in particolare nel settore energetico con riferimento esplicito al nucleare e agli idrocarburi. Questa impostazione segnala la scelta di metodo del Việt Nam, che intende affrontare vulnerabilità e volatilità del ciclo energetico globale non soltanto con misure interne, ma anche con partnership esterne in grado di garantire tecnologia, finanziamenti, competenze e stabilità di fornitura.

Sul piano politico-diplomatico, la missione si innesta in un dialogo ormai strutturato e percepito come “affidabile” da entrambe le parti. L’Ambasciatore russo a Hà Nội, Gennadij Bezdetko, sottolineava prima della partenza l’esistenza di meccanismi regolari e fiduciari di consultazione a tutti i livelli, fino al livello più alto, e indicava l’energia come il perno attorno a cui Mosca e il Việt Nam stavano preparando un “pacchetto” di accordi; in parallelo, ricordava che la cooperazione bilaterale è guidata da un piano d’azione complessivo 2025-2030 e che la commissione intergovernativa economico-scientifica ha un ruolo centrale nell’attuazione. È un punto importante: la visita non produce risultati “isolati”, ma si colloca in una logica di pianificazione pluriennale e di istituzionalizzazione delle politiche di cooperazione.

Il momento simbolico e sostanziale più significativo dei colloqui con il Primo Ministro russo Michail Mišustin è stato la firma, dopo i colloqui ufficiali, dell’accordo di cooperazione per la costruzione di una centrale nucleare nel Việt Nam, alla presenza dei due capi di governo. Il medesimo quadro negoziale ha ribadito l’intenzione di esplorare l’espansione della cooperazione nelle energie nuove, pulite e rinnovabili, collegando l’asse energetico alla transizione verde e allo sviluppo sostenibile. Nella stessa occasione, è stata confermata l’idea che l’economia, il commercio e gli investimenti debbano fungere da motore della relazione, anche attraverso l’attuazione dell’accordo di libero scambio tra il Việt Nam e l’Unione Economica Eurasiatica e un ampliamento dell’accesso ai mercati.

Nei resoconti della stampa ufficiale vietnamita, il nucleare viene presentato come cardine di una fornitura energetica stabile e di lungo periodo, oltre che come simbolo di una relazione destinata a durare. La lettura è confermata dalle valutazioni russe, come quella di Aleksej Lihačëv, direttore generale di Rosatom, che ha definito la firma dell’accordo intergovernativo per la costruzione della centrale Ninh Thuận 1 un traguardo di primo livello, precisando che il progetto prevede due reattori VVER-1200 di generazione III+ e che è atteso rafforzare la sicurezza energetica e la “sovranità tecnologica” del Việt Nam, oltre a sostenere crescita economica sostenibile e sviluppo scientifico. Il linguaggio impiegato rivela dunque che il nucleare non è solo energia, ma tecnologia di sistema, capacità industriale, competenze e standard, con ricadute sull’intera architettura dello sviluppo.

Accanto al nucleare, l’altro pilastro energetico che la visita ha consolidato è il gas naturale liquefatto. Nel dialogo con Novatek, Phạm Minh Chính ha valorizzato l’esperienza russa nei grandi progetti LNG e nelle tecnologie proprietarie del gruppo, e le fonti indicano un interesse specifico per il mercato vietnamita, incluso un possibile coinvolgimento nel progetto Cà Ná, nella provincia di Khánh Hoà, anche insieme a partner come Zarubezhneft. Il Primo Ministro ha spinto per un coordinamento stretto con autorità locali, agenzie competenti e grandi attori energetici vietnamiti, come Petrovietnam ed EVN, con l’obiettivo di implementare progetti LNG e realizzare infrastrutture di stoccaggio su larga scala. Questa impostazione mostra un’attenzione non soltanto alle importazioni di gas, ma alla costruzione di una filiera integrata, in cui la cooperazione tecnologica, le infrastrutture e l’ecosistema industriale sono aspetti interconnessi.

La dimensione strategica dell’LNG viene esplicitata anche nella cornice argomentativa proposta dal leader vietnamita: in un contesto globale “complesso e imprevedibile”, rafforzare il rapporto con partner tradizionali, diversificando fonti e catene di approvvigionamento, è considerato essenziale, mentre il Việt Nam accelera l’applicazione di scienza e innovazione per ristrutturare e trasformare il settore energetico. Nel quadro geopolitico attuale, l’energia diventa la cartina di tornasole della strategia di autonomia relativa del Việt Nam, che non coincide con l’isolamento, ma con la capacità di combinare affidabilità delle partnership e flessibilità delle opzioni.

Il viaggio ha poi rilanciato la cooperazione storica nel petrolio e gas, attraverso l’interlocuzione con Zarubezhneft, definita partner leader del Việt Nam nel comparto. La base materiale di questa relazione è rappresentata dalle joint venture Vietsovpetro nel Việt Nam e Rusvietpetro in Russia, attive da decenni in esplorazione geologica ed estrazione. Nello stesso incontro si è discusso di ampliamento della cooperazione verso nuovi campi, tra cui un programma di energia eolica offshore e un progetto specifico di parco eolico marino da 1 GW, oltre a iniziative congiunte in Paesi terzi.

Phạm Minh Chính ha definito la cooperazione energetica un pilastro strategico della relazione e l’ha descritta come partnership con «una visione secolare». L’espressione, pur sintetica, chiarisce l’intento politico: trasformare l’energia da settore ereditato dalla storia in vettore di proiezione e di innovazione, anche attraverso nuovi segmenti come l’eolico offshore e la cooperazione triangolare. In parallelo, le fonti registrano la firma di protocolli e intese che aggiornano il perimetro operativo di Vietsovpetro e Rusvietpetro e un accordo intergovernativo per ampliare le aree di esplorazione ed estrazione sulla piattaforma continentale vietnamita e nel territorio russo.

Il peso politico del capitolo energetico è confermato dalla presenza e dalle dichiarazioni del Vice Primo Ministro russo Aleksandr Novak, che ha valutato la cooperazione energetica come pilastro delle relazioni e ha evidenziato, tra i documenti firmati, l’accordo intergovernativo per la costruzione della centrale nucleare nel Việt Nam. In termini di governance della relazione, questo segnala un investimento russo “di Stato” sui dossier energetici, non riducibile a dinamiche puramente aziendali.

L’incontro con il Presidente Vladimir Putin, avvenuto a Mosca il 26 marzo, ha fornito la cornice strategica complessiva in cui collocare i risultati settoriali. Putin ha ribadito che il Việt Nam è «un amico sincero» e un partner importante della Russia nell’Asia-Pacifico e ha attribuito valore politico particolare alla visita, indicandola come significativa per mantenere e rafforzare la cooperazione bilaterale. Nello stesso colloquio, il Presidente russo ha dichiarato la disponibilità ad ampliare la cooperazione in settori nuovi coerenti con le esigenze di sviluppo vietnamite e i punti di forza russi, includendo nuove energie, transizione verde, trasformazione digitale, sanità e formazione di forza lavoro qualificata.

Soprattutto, la dimensione nucleare ritorna come “progetto-simbolo”: Putin si è impegnato a dirigere l’apparato governativo russo per accelerare i prossimi passi e avviare il progetto, trasformandolo in un nuovo emblema dell’amicizia Việt Nam-Russia “nella nuova era”. Questa formulazione dimostra come il nucleare venga elevato a infrastruttura di fiducia, capace di legare le due capitali in un orizzonte temporale lungo e di produrre interdipendenze tecnologiche e industriali difficilmente reversibili nel breve periodo.

La visita, tuttavia, non si è esaurita nell’energia. Le fonti vietnamite indicano risultati concreti anche in trasporti, logistica e connettività, con incontri e accordi volti a rafforzare la cooperazione ferroviaria e lo sviluppo delle metropolitane, nonché iniziative per spostare parte del traffico merci verso il vettore ferroviario. Questo punto merita attenzione perché la politica energetica e la politica infrastrutturale, per il Việt Nam, sono sempre più integrate: la sicurezza energetica dipende anche dalla resilienza delle catene logistiche, dalla capacità di costruire corridoi e di ridurre i costi di transazione dell’economia reale.

In parallelo, emerge una dimensione “interregionale” e industriale della cooperazione: il dialogo tra il Ministero dell’Industria e del Commercio vietnamita e il governatore del Kraj di Perm ha evidenziato opportunità in commercio, investimenti e produzione industriale, valorizzando le specializzazioni della regione russa e incoraggiando scambi imprenditoriali e promozione commerciale. Anche questo aspetto è coerente con la logica di una partnership che, per essere sostenibile, deve costruire legami tra ecosistemi industriali e non restare confinata ai vertici.

La missione ha poi toccato la dimensione finanziaria e tecnologica, in particolare la necessità di un quadro sicuro per i pagamenti internazionali e le prospettive in farmaceutica, sanità e tecnologie avanzate, includendo intelligenza artificiale e strumenti digitali di pagamento. Del resto, per trasformare l’ambizione energetica e industriale in cooperazione stabile, servono canali finanziari affidabili e meccanismi che riducano l’incertezza operativa.

Infine, la visita ha consolidato il capitale umano e simbolico della relazione. L’incontro del Primo Ministro con la comunità vietnamita in Russia ha richiamato il contributo storico di generazioni di studenti e ricercatori formati in Russia in discipline cruciali come scienza, ingegneria e medicina, presentandolo come parte integrante della cooperazione educativa e come stimolo per le nuove generazioni. Nella competizione per tecnologia e competenze, i legami educativi e scientifici sono un’infrastruttura invisibile che rende più credibile e più rapida la cooperazione su energia nucleare, LNG e transizione verde.

Tirando le somme, il viaggio di Phạm Minh Chính in Russia appare come un’operazione di “ri-ancoraggio” del Partenariato Strategico Globale in un’agenda di attuazione, dove l’energia assume il ruolo di settore guida e di indicatore politico. Il nucleare, con il progetto Ninh Thuận 1 e la promessa di accelerarne l’avvio, è proposto come simbolo e, al tempo stesso, come soluzione di sicurezza energetica e di upgrading tecnologico. L’LNG e il rilancio delle cooperazioni storiche nell’oil and gas completano il quadro, mentre infrastrutture, logistica, industria e pagamenti internazionali rafforzano la sostenibilità dell’insieme.

Se la direzione dichiarata verrà sostenuta da capacità amministrativa, strumenti finanziari e coerenza regolatoria, i risultati della missione potranno incidere in modo duraturo sulla traiettoria di sviluppo del Việt Nam: non solo garantendo energia, ma consolidando competenze, filiere e autonomia tecnologica in un quadro di cooperazione che Mosca e Hà Nội definiscono esplicitamente “della nuova era”.

di Giulio Chinappi

Fonte: Il Vietnam e la Russia approfondiscono la cooperazione energetica, tra gas e sviluppo del nucleare – Marx21   da https://giuliochinappi.com

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Anche Cina e Russia a manipolare il clima

Cina e Russia hanno condotto congiuntamente un’opinabile serie di esperimenti per modificare l’atmosfera terrestre con onde radio ad alta frequenza

A manipolare il clima non ci sono solo gli Usa con la loro discutibile geoingegneria, il sistema Haarp-Muos e le sostanze rilasciate in atmosfera dagli aerei, come in parte ammesso dalla stessa Nasa.

Anche Cina e Russia hanno condotto congiuntamente «un’opinabile serie di esperimenti per modificare l’atmosfera terrestre con onde radio ad alta frequenza». Lo afferma Peter Dockrill su “ScienceAlert”, in una segnalazione tradotta da “Come Don Chisciotte”. Da un impianto russo chiamato Sura Ionosferic Heating Facility, nei pressi della città di Vasilsursk a est di Mosca, scrive Dockrill, gli scienziati hanno generato onde radio ad alta frequenza per manipolare la ionosfera, mentre il satellite cinese Cses ha misurato dall’orbita gli impatti sul “plasma” (particelle di gas ionizzate) in perturbazione.

La missione Cses (China Seismo-Electromagnetic Satellite) è un’operazione spaziale congiunta, sino-italiana, «composta da un satellite per lo studio del campo magnetico, del plasma e dei flussi di particelle nell’orbita terrestre», precisa il traduttore del post, “Nickal88”. Non è la prima volta, avverte Dockrill, che viene condotta una ricerca come questa. Ma le notizie sugli sviluppi Cina-Russia – trasmesse attraverso un documento pubblicato sugli esperimenti e un recente articolo sul “South China Morning Post” – hanno accresciuto le preoccupazioni sulle potenziali applicazioni militari di questo tipo di scienza.

Questo perché la ionosfera, e il gas ionizzato (“plasma”) che vi risiede, è cruciale per le comunicazioni radio: «Perturbando selettivamente le particelle cariche che costituiscono questa parte dell’alta atmosfera, gli scienziati o addirittura i governi potrebbero teoricamente aumentare o bloccare i segnali radio a lungo raggio», scrive Dockrill. «Anche questi esperimenti preliminari – condotti a giugno e apparentemente concepiti come un precedente per la futura ricerca correlata sulla ionosfera – hanno avuto effetti estremi». In uno degli esperimenti, l’area interessata dalle perturbazioni della ionosfera sembra aver coperto 126.000 chilometri quadrati.

In un altro test, il gas ionizzato nell’atmosfera sarebbe aumentato in calore di 100 gradi Celsius (212 gradi Fahrenheit). Da parte loro, le persone coinvolte affermano che la ricerca è puramente scientifica e innocua per l’atmosfera. «Non ci atteggiamo ad essere Dio», ha detto al “South China Morning Post” un ricercatore non identificato che ha chiesto di rimanere anonimo: «Non siamo l’unico paese che fa squadra con i russi, altri paesi hanno fatto cose simili».

La base Sura, riassume Dockrill, è stata fondata dall’Unione Sovietica nei primi anni ’80, ma si dice che sia stata d’ispirazione per un impianto di riscaldamento atmosferico ancora più grande negli Stati Uniti, il famoso Haarp (High Frequency Active Auroral Research Program), costruito in Alaska circa un decennio dopo. Haarp è un impianto “a pompa ionosferica” notevolmente più potente di Sura: inizialmente è stato in parte finanziato dall’esercito Usa, ma ora è gestito dall’Università dell’Alaska Fairbanks.

L’Us Air Force, aggiunge Dockrill, non ha rinunciato alla manipolazione atmosferica. E tra gli altri progetti, negli ultimi tempi ha investigato sullo sganciamento nell’atmosfera superiore di “bombe al plasma” di particelle cariche, per vedere come ciò influisce sulla ionosfera. Non è neppure da escludere che la Cina, a sua volta, stia costruendo un riscaldatore ionosferico avanzato: accadrebbe nella città di Sanya, nella provincia dell’isola di Hainan nel sud della Cina, che sempre il “South China Morning Post” sospetta che manipoli la ionosfera su tutto il Mar Cinese Meridionale.

«Non ci sono prove che qualcosa di nefasto sia in corso», ammette Dockrill, «anche se la Russia è stata accusata da varie parti, quest’anno, di interferire con i segnali Gps, e gli esperimenti di manipolazione ionosferica potrebbero essere stati ipoteticamente implicati». Tuttavia, avverte Dockrill, è meglio stare attenti: come molti ricercatori hanno chiarito, «questo campo della scienza è stato per lungo tempo tormentato da teorie cospirative, destate da una blogosfera paranoica». Detto questo, anche alcuni scienziati appartenenti alla comunità di ricerca sulla manipolazione della ionosfera hanno trovato «un po’ strani» i recenti annunci sugli esperimenti del giugno scorso. «Questa cooperazione internazionale è molto inusitata per la Cina», ha detto – sempre al “Post” – il fisico e ingegnere Guo Lixin della Xidian University cinese, che non è stato coinvolto nei test. Secondo Lixin, «la tecnologia impiegata è troppo delicata». Le risultanze degli esperimenti, peraltro – conclude Dockrill – sono state regolarmente riportate su “Earth and Planetary Physics”.

Autore: Peter Dockrill / Fonte: comedonchisciotte.org / Articolo originale: China And Russia Have Run Controversial Experiments That Modified Earth’s Atmosphere / Foto: WEB Autore:www.ecplanet.com