Farmaci e vaccini per il coronavirus in fase di sviluppo

Farmaci e vaccini per il coronavirus in fase di sviluppo

Nei mesi trascorsi da quando la storia del coronavirus è passata da essere una crisi regionale a una minaccia globale, i grandi e piccoli produttori di farmaci si sono attivati per far avanzare le loro migliori idee per contrastare una pandemia.

Alcuni stanno riproponendo vecchi antivirali. Altri stanno mobilitando tecnologie collaudate e altri ancora stanno avanzando con approcci futuristici alla medicina umana.

Di seguito, vi proponiamo una guida ad alcuni dei tentativi più discussi di curare o prevenire l’infezione da coronavirus, con dettagli su scienza, storia e cronologia di ogni tentativo.

Gilead Sciences

Approccio: trattamento Stadio: 3

Il remdesivir di Gilead, un trattamento endovenoso, è già stato usato per trattare un paziente infetto negli Stati Uniti e sarà presto impiegato in un paio di ampi studi in fase avanzata in Asia. Entro la fine del mese, Gilead arruolerà circa 1.000 pazienti (*) con diagnosi di coronavirus per determinare se dosi multiple di remdesivir possono guarire l’infezione. Gli obiettivi primari sono ridurre la febbre e aiutare i pazienti a uscire dall’ospedale entro due settimane. Il farmaco, che in precedenza aveva fallito in uno studio sul virus Ebola, viene anche studiato in esperimenti più piccoli in Cina e negli Stati Uniti.

(*) Gilead Sciences Initiates Two Phase 3 Studies of Investigational Antiviral Remdesivir for the Treatment of COVID-19 – Clicca qui per la versione PDF.

Moderna Therapeutics

Approccio: vaccino Stadio: 1

Moderna ha stabilito un record nell’industria farmaceutica con mRNA-1273, un candidato al vaccino identificato appena 42 giorni dopo il sequenziamento del nuovo coronavirus. La società sta lavorando con il National Institutes of Health su uno studio su volontari sani che dovrebbe iniziare il mese prossimo. Se mRNA-1273 si dimostra sicuro, le due organizzazioni arruoleranno altre centinaia di pazienti per determinare se il vaccino protegga dalle infezioni. Il prodotto di Moderna è un filamento sintetico di RNA messaggero, o mRNA, progettato per convincere le cellule corporee a produrre anticorpi contro il virus. La società, fondata nel 2010, non ha ancora ottenuto l’approvazione della Food and Drug Administration per nessuno dei suoi medicinali mRNA.

CureVac

Approccio: vaccino Stadio: preclinico

Come Moderna, CureVac utilizza mRNA artificiale per stimolare la produzione di proteine. Proprio come Moderna, (*) ha ottenuto una sovvenzione dalla Coalition no profit per Epidemic Preparedness Innovations per applicare la sua tecnologia al coronavirus. CureVac ha dichiarato di aspettarsi di avere un candidato pronto per i test entro pochi mesi. La società sta inoltre lavorando con CEPI su una tecnologia di produzione mobile di mRNA, che teoricamente consentirebbe agli operatori sanitari di produrre rapidamente vaccini per rispondere sul luogo di un focolaio.

(*) CureVac and CEPI extend their Cooperation to Develop a Vaccine against Coronavirus nCoV-2019 – Clicca qui per la versione PDF.

GlaxoSmithKline

Approccio: vaccino Stadio: preclinico

GlaxoSmithKline, uno dei maggiori produttori mondiali di vaccini, sta prestando la sua tecnologia a un’azienda biotecnologica cinese che sta lavorando a un vaccino contro il coronavirus. Secondo un accordo firmato il mese scorso, GSK sta fornendo i suoi adiuvanti proprietari – composti che aumentano l’efficacia dei vaccini – a Clover Biopharmaceuticals, una società privata con sede a Chengdu. L’approccio di Clover prevede l’iniezione di proteine che stimolano una risposta immunitaria, attivando così il corpo per resistere alle infezioni. La società non ha detto quando prevede di procedere con i test sull’uomo.

Inovio Pharmaceuticals

Approccio: vaccino Stadio: preclinico

Inovio ha trascorso gli ultimi quattro decenni a lavorare per trasformare il DNA in medicina e la società ritiene che la sua tecnologia potrebbe generare rapidamente un vaccino per il nuovo coronavirus. In collaborazione con CEPI, Inovio ha messo a punto un vaccino a base di DNA che ritiene possa generare anticorpi protettivi e impedire ai pazienti di contrarre infezioni. La società ha stretto una partnership con un produttore cinese, (*) Beijing Advaccine Biotechnology, e sta lavorando allo sviluppo preclinico con un candidato chiamato INO-4800. La società prevede di progredire negli studi clinici entro la fine dell’anno.

(*) Inovio Collaborating With Beijing Advaccine To Advance INO-4800 Vaccine Against New Coronavirus In China – Clicca qui per la versione PDF.

Johnson & Johnson

Approccio: vaccino e trattamento Stadio: preclinico

Johnson & Johnson, che in passato ha risposto alle epidemie dei virus Ebola e Zika, sta adottando per il coronavirus un approccio su più fronti. La società da qualche giorno sta sviluppando un vaccino per introdurre ai pazienti una versione disattivata del virus, innescando una risposta immunitaria senza causare infezione. Allo stesso tempo, J&J sta lavorando con l’autorità federale di ricerca e sviluppo biomedica avanzata su potenziali trattamenti per i pazienti che sono già infetti, un processo che include anche la verifica che uno dei suoi farmaci più vecchi possa funzionare contro il coronavirus.

Regeneron Pharmaceuticals

Approccio: trattamento Stadio: preclinico

Regeneron è diventata un’azienda da 50 miliardi di dollari basata sulla sua capacità di fabbricare anticorpi umani partendo da topi geneticamente modificati. Ora sta sfruttando quella tecnologia nella speranza di trattare il coronavirus. La società sta immunizzando i suoi topi generatori di anticorpi con una versione innocua del nuovo coronavirus, generando potenziali trattamenti per l’infezione. Gli anticorpi più potenti che ne risulteranno andranno alla sperimentazione sugli animali e, se tutto procede secondo i piani, Regeneron sarà pronto per i test sull’uomo entro la fine dell’estate. L’ultima volta che Regeneron ha intrapreso questo processo, durante l’epidemia di Ebola del 2015, ha prodotto un cocktail di anticorpi che ha grosso modo raddoppiato i tassi di sopravvivenza dei pazienti trattati.

Sanofi

Approccio: vaccino Stadio: preclinico

Sanofi, che ha sviluppato con successo vaccini per la febbre gialla e la difterite, sta lavorando con BARDA per una risposta al coronavirus. L’approccio di Sanofi prevede l’assunzione di parte del DNA del coronavirus e la miscelazione con materiale genetico proveniente da un virus innocuo, creando una chimera che può innescare il sistema immunitario senza far ammalare i pazienti. Sanofi prevede di avere un vaccino candidato (*) da testare in laboratorio entro sei mesi e potrebbe essere pronto a testare un vaccino sull’uomo tra 12/18 mesi. L’approvazione sarebbe probabilmente tra almeno tre anni, afferma la società. In precedenza, Sanofi aveva messo la sua tecnologia al servizio della SARS, un parente stretto del nuovo virus.

(*) Sanofi announces it will work with HHS to develop coronavirus vaccine – Clicca qui per la versione PDF.

Vir Biotechnology

Approccio: trattamento Stadio: preclinico

Vir Biotechnology, un’azienda focalizzata sulle malattie infettive, ha isolato gli anticorpi delle persone sopravvissute alla SARS, un parente virale del nuovo coronavirus, e sta lavorando per determinare se potrebbero curare l’infezione. In collaborazione con il consulente farmaceutico cinese WuXi Biologics, la Vir con sede a San Francisco è nelle prime fasi di sviluppo e non ha specificato quando prevede di avere prodotti pronti per i test sull’uomo. Il CEO di Vir, il veterano di Biogen George Scangos, sta inoltre coordinando la risposta allo scoppio del coronavirus del gruppo commerciale BIO. (*)

(*) Biotechnology trade group taps former Biogen CEO as its coronavirus czar – Clicca qui per la versione PDF.

Autrice traduzione riassuntiva e adattamento linguistico: Veronica Pesenti / Articolo originale: A detailed guide to the coronavirus drugs and vaccines in development

Foto di pixabay.com

Fonte: ecplanet.com

Inchiesta shock: propagare virus per alimentare il business dei vaccini

Virus e vacciniL’Italia sembra uno snodo fondamentale del traffico di virus. L’indagine è stata aperta dalle autorità americane e portata avanti dai carabinieri del Nas. Al centro c’è un groviglio di interessi dai confini molto confusi tra le aziende che producono medicinali e le istituzioni pubbliche che dovrebbero sperimentarle e certificarle. Con un sospetto, messo nero su bianco dagli investigatori dell’Arma: emerge un business delle epidemie che segue una cinica strategia commerciale.

Amplifica il pericolo di diffusione e i rischi per l’uomo, spingendo le autorità sanitarie ad adottare provvedimenti d’urgenza. Che si trasformano in un affare da centinaia di milioni di euro per le industrie, sia per proteggere la popolazione che per difendere gli allevamenti di bestiame. In un caso, ipotizzano perfino che la diffusione del virus tra il pollame del Nord Italia sia stata direttamente legata alle attività illecite di alcuni manager.

In uno degli episodi descritti nell’inchiesta, si scopre che i ceppi delle malattie più contagiose viaggiano da un Paese all’altro senza precauzioni e autorizzazioni.

Esistono trafficanti disposti a pagare decine e decine di migliaia di euro pur di impadronirsi degli agenti patogeni:averli prima permette di sviluppare i vaccini battendo la concorrenza. In un caso, si ipotizza perfino che la diffusione del virus tra il pollame del Nord Italia sia stata direttamente legata alle attività illecite di alcuni manager.

Il traffico di virus è stato scoperto dalla Homeland Security, il ministero creato dopo le Torri Gemelle per stroncare nuovi attacchi agli Stati Uniti. Nel loro mirino è finita un’attività ad alto rischio: l’importazione negli States di virus dall’Arabia Saudita per elaborare farmaci, poi riesportati nel Paese arabo. Il presidente e tre vice presidenti della compagnia farmaceutica incriminata per l’operazione sono stati condannati a pene pesanti. Fondamentale per l’indagine è la testimonianza di Paolo Candoli, manager italiano della Merial, la branca veterinaria del colosso Sanofi: l’uomo ha patteggiato l’immunità in cambio delle rivelazioni sul contrabbando batteriologico. Ai detective ha descritto come nell’aprile 1999 si fece spedire illegalmente a casa in Italia un ceppo dell’aviaria tramite un corriere Dhl.

A procurarlo era stato il veterinario statunitense di un allevamento di polli saudita, condannato negli Usa a 9 mesi di prigione e 3 anni di libertà vigilata per “cospirazione in contrabbando di virus”. Chiusi i processi, nel 2005 l’Homeland Security ha trasmesso i verbali di Candoli ai carabinieri del Nas. Gli investigatori sin dai primi accertamenti si rendono conto di avere davanti uno scenario da incubo. Infatti, sottolineano i carabinieri, l’arrivo del virus in casa Candoli coincide con l’insorgenza nel Nord Italia, a partire proprio dal 1999, della più grossa epidemia da virus H7N3 di influenza aviaria sviluppatasi negli allevamenti in Italia e in Europa. Già all’epoca le indagini condotte dal Nas di Bologna avevano evidenziato l’esistenza di una organizzazione criminale dedita al traffico di virus ed alla produzione clandestina di vaccini proprio del tipo H7: antidoti che in quel momento venivano somministrati clandestinamente ai polli degli stabilimenti italiani.

Il capitolo più inquietante è quello del traffico di virus, fatti entrare in Italia nei modi più diversi e illegali. Le intercettazioni telefoniche dei Nas di Bologna e Roma sono definite allarmanti. Fra i metodi per importare in Italia agenti patogeni, c’era anche quello di nascondere le provette fra i capi di abbigliamento sistemati in valigia: in questo modo, spiegano, «sembrano i kit del piccolo chimico» e non destano sospetti in caso di controlli. Il manager rivela inoltre che i virus non sono stati fatti entrare illegalmente solo in Italia, ma anche in Francia per la realizzazione di vaccini nei laboratori della Merial a Lione. «In Francia comunque non ci sono mai stati problemi per importare i ceppi», dice Candoli, e aggiunge che lì hanno fatto arrivare anche virus esotici. Un altro dirigente dell’azienda spiega al telefono:

«Ascolta Paolo, noi facciamo delle cose, molto più turche nel senso di difficoltà logistica, tu sai che facciamo il Bio Pox con il Brasile per cui figurati se ci fermiamo davanti a un problema che è praticamente un terzo di quello che facciamo con i brasiliani».

Uno dei capitoli più inquietanti dell’inchiesta condotta dai Nas ricostruisce la diffusione dell’allarme sul pericolo di contagio umano per l’aviaria nella primavera 2005. Gli inquirenti hanno esaminato i documenti ufficiali e le iniziative delle aziende, sostenendo che l’emergenza «sia stata un problema più mediatico che reale». Dietro il paventato rischio di epidemia per il virus H5N1 – scrivono i carabinieri – si potrebbe celare una “strategia globale” ispirata dalle multinazionali che producono i farmaci. Nel dossier investigativo vagliano il ruolo dell’Organizzazione mondiale della sanità, la massima autorità del settore, che in un documento del 2004 raccomandava di fare scorte di Oseltamvir (Tamiflu) prodotto dalla Roche. Dopo un anno anche in Italia cominciano a venire pubblicati articoli sull’epidemia in arrivo, “inevitabile ed imminente”. Si consiglia il vaccino per proteggersi comunque dall’influenza stagionale e l’uso di farmaci antivirali, incluso il Tamiflu, contro l’aviaria: in poco tempo le vendite del prodotto Roche aumentano del 263 per cento.

Molte delle informazioni allarmistiche – sostengono i carabinieri – sono emerse da un convegno tenuto a Malta nel settembre 2005, sponsorizzato dalle aziende che confezionano vaccini contro l’influenza e farmaci antivirali. Due settimane dopo, c’è una correzione di tiro. L’Istituto Superiore di Sanità afferma che un ceppo virale di H5N1 “che potrebbe scatenare la prossima pandemia influenzale globale mostra di resistere al Tamiflu”, che tanti paesi cominciavano ad accumulare. Ed ecco la svolta, sottolineata da diversi articoli: «Fortunatamente, il ceppo virale non è però risultato resistente all’altro antivirale in commercio, Relenza della Glaxo».

I carabinieri sostengono che l’allarme è stato alimentato nonostante di fatto non stesse accadendo nulla. Anche Candoli al telefono definisce la diffusione delle notizie «una forma di vero e proprio terrorismo informativo» ma poi commenta positivamente la vendita in un solo mese di un milione e mezzo di dosi di vaccino anti-influenza prodotto dalla sua azienda:

«Anche certe industrie farmaceutiche che producono vaccini umani hanno un business mica da noccioline sebbene non ci sia nulla di diverso rispetto a sei mesi, un anno o addirittura cinque mesi anni fa. L’unica cosa di diverso è che adesso stanno ragionando sulla possibilità che vi sia una pandemia, che non è scritta da nessuna parte».

Foto di WerbeFabrik / Fonte: italiapatriamia.eu    http://www.ecplanet.com

Perchè ci si ammala?

Non ci si ammala per colpa dei germi, dei batteri, dei virus, del destino o del patrimonio genetico. La genetica incide minimamente sulla percentuale di malattie e in gran parte ridimensionabili attraverso un corretto stile di vita. Il diabete e il cancro non arrivano dall’esterno: è il corpo che li sviluppa. L’obesità non si prende:  è il corpo che accumula grasso. Il mal di  testa, il mal di schiena, l’artrite, l’impotenza, non si prendono: sono tutte condizioni patologiche che il corpo sviluppa dal suo interno.

Ci ammala perché vengono violate le leggi naturali che ogni organismo vivente, a seconda della sua specie, deve rispettare. Quando la popolazione assume standard  di vita sbagliati, viola le leggi naturali e si alimenta con prodotti industrializzati, le persone incominciano ad ingrassare, ad ammalarsi, a sviluppare i disturbi della civiltà moderna. Le malattie sono dovute a: tossine, caos elettromagnetico, stress psicofisico, ma soprattutto a causa della cattiva alimentazione dovuta a cibo cotto, industriale che causa carenze nutrizionali (nonostante la sovralimentazione) e le nostre cellule restano affamate e assetate per carenza di veri nutrienti.           

Non ci ammala a causa dei virus o dei batteri. Se si espongono due soggetti al virus dell’influenza uno si ammala e l’altro no, perché? Perché l’organismo del primo non riesce a difendersi a causa di una condizione di debolezza del suo sistema immunitario e le tossine aggrediscono l’organismo. Quando l’organismo è intossicato, si abbassano i livelli di acidità del sangue. Il pH del corpo dovrebbe essere alcalino, quando invece è acido si è esposti al rischio di malattie. Se il pH è alcalino praticamente non ci si ammala quasi mai. Ogni individuo malato di cancro ha un pH basso, cioè molto acido.

Ci si ammala a causa delle radiazioni elettromagnetiche a cui si è giornalmente esposti. I campi magnetici interferiscono con la naturale vibrazione delle cellule, favorendo l’insorgenza di patologie anche tumorali.

Ci si ammala a causa dei farmaci i quali risultano essere responsabili della maggior parte delle malattie. L’ OMS dice che il 60% della malattie sono iatrogene,  praticamente i medicinali generano più malattie di quante non ne curino. La presenza di malattie è direttamente proporzionale al consumo di farmaci. Più farmaci si prendono  più ci si ammala, perché tutti i farmaci hanno effetti collaterali negativi, tossici, dannosi: sono veleni, le peggiori tossine, spesso mortali. I farmaci producono malattie perché eliminano i sintomi, non curano la causa. Tutti i farmaci, sia quelli prescritti sia quelli acquistati liberamente senza ricetta, sono causa di malattie e disturbi. La risposta alle malattie non sta nei farmaci: la malattia non arriva perché nell’organismo manca l’aspirina o l’antinfiammatorio.

Le malattie degenerative sono direttamente proporzionate al consumo di farmaci. Esiste un legame certo tra assunzione di farmaci e suicidi. La quarta causa di morte in America sono i medici sia perché prescrivono farmaci potenzialmente letali e sia perché eseguono interventi che si concludono con il decesso del paziente, o perché sbagliano diagnosi, o perché prendono decisioni scorrette e fatali. Il Journal of the American Medical Association nel numero 284 afferma: “Gli interventi chirurgici non necessari, gli errori medici, gli effetti collaterali dei farmaci ecc. causano lo stesso numero di morti della cardiopatie e dei tumori…”

Ci si ammala a causa di cattivi stili di vita: droghe, fumo di sigaretta, alimenti voluttuari, mancanza di esercizio fisico.

Ci si ammala per mancanza di serenità interiore: stress, ansia, depressione, gelosia, rancore, frustrazioni, preoccupazioni, pessimismo…

Ci si ammala a causa di mancanza di ideali positivi.

Gli europei ingeriscono ogni anno 170.000 tonnellate di aromi industriali e 95.000 tonnellate di glutammati (antischiuma, stabilizzatori di colori, antiagglomeranti, umidificatori, solventi, flocculanti ecc.). A causa di questo il 15% della popolazione europea soffre di allergie. Siccome le proprietà organolettiche degli alimenti naturali non sono fatti per durare nel tempo, il ricorso agli aromi naturali è sistematico. Allora succede per es. che lo yogurt alla fragola riporti la scritta “aroma naturale” in realtà è una pasta, ottenuta con una mescolanza di trucioli di un albero australiano fatta con acqua, alcol e qualche ingrediente segreto. Da questa ricetta, con qualche aggiunta, è possibile ottenere l’aroma del lampone, del cioccolato, di vaniglia e così via. E così si potrebbero trovare tracce di proteine del latte nel liquore alla noce di cocco, dei peptidi di glutine nella caramelle, nei corn-flakes, delle tracce di nocciole in un dolce al limone e così via.

Questa alterazione del gusto degli alimenti non è senza conseguenze per la salute delle persone. Anche se gli industriali garantiscono l’innocuità  degli additivi impiegati, non dispongono di alcuna possibilità di verifica scientifica: controllare 20.000 additivi costerebbe troppo e richiederebbe tempi troppo lunghi. Né sono mai stati studiati finora agli inevitabili effetti delle interazioni fra i diversi prodotti chimici utilizzati. Gli industriali non hanno né i mezzi né il tempo per far testare tutti gli additivi impiegati. Per contro la gente, sempre più indaffarata ed in corsa con il tempo, ha difficoltà a cucinare ortaggi o cereali o di consumare frutta in modo sano e naturale, magari cercandola in qualche negozio bio un po’ più distante. E allora le allergie si diffondono e a guadagnarci sono  le lobby dell’industria chimico-farmaceutica.

Ma non solo il corpo fisico è soggetto ad ammalarsi; si ammala anche la mente e la coscienza. Il corpo si ammala quando perde il suo equilibrio biochimico; la mente si ammala quando è pervasa da pensieri disarmonici e pessimistici; la coscienza si ammala quando perde la capacità di nutrire sentimenti, sensibilità, condivisione. Ma questo è un problema ancora più ampio e pericoloso che sula dal tema

fonte disinformazione.it