Microrobot che rilascia farmaci nel corpo

Microrobot che rilascia farmaci nel corpo

Gli ingegneri della Purdue University hanno sviluppato microrobot capaci di trasportare farmaci all’interno di settori del corpo umano direttamente nell’area malata destinata alla terapia.

Perché un robot per trasportare farmaci? Portare un farmaco direttamente nel suo sito target potrebbe rimuovere gli effetti collaterali, come la perdita di capelli o il sanguinamento dello stomaco, che il farmaco potrebbe altrimenti causare interagendo con altri organi lungo il percorso.

Lo studio, pubblicato sulla rivista Micromachines(1) è la prima dimostrazione di un microrobot che rotola attraverso un sistema biologico in vivo. Poiché è troppo piccolo per trasportare una batteria, il microrobot è alimentato e controllato in modalità wireless dall’esterno da un campo magnetico.

«Quando applichiamo un campo magnetico esterno rotante a questi robot, ruotano proprio come farebbe un pneumatico per auto su terreni accidentati», ha affermato il dottor David Cappelleri, (2) professore associato di ingegneria meccanica alla Purdue. «Il campo magnetico penetra anche in modo sicuro diversi tipi di mezzi, il che è importante per l’utilizzo di questi robot nel corpo umano».

I ricercatori hanno scelto il colon per gli esperimenti in vivo perché ha un punto di accesso facile ed è molto disordinato.

«Spostare un robot intorno al colon è come usare il walker in un aeroporto per raggiungere un terminal più velocemente. Non solo si muove il pavimento, ma anche le persone intorno a te», ha detto il dottor Luis Solorio, (3) assistente professore alla Weldon School di Purdue di ingegneria biomedica. «Nel colon ci sono tutti questi fluidi e materiali che stanno seguendo il percorso, ma il robot si sta muovendo nella direzione opposta. Non è solo un viaggio facile».

Questo microrobot magnetico può ruotare con successo in tutto il colon nonostante queste condizioni difficili, hanno dimostrato gli esperimenti dei ricercatori.

Il team ha condotto gli esperimenti in vivo in due punti nei topi vivi in anestesia, inserendo il microrobot in una soluzione salina attraverso il retto. Hanno utilizzato apparecchiature ad ultrasuoni per osservare in tempo reale quanto bene si muoveva il microrobot.

«Il passaggio a grandi animali o esseri umani può richiedere dozzine di robot, ma ciò significa anche che puoi prendere di mira più siti con più carichi utili di farmaci», ha affermato Craig Goergen, (4) Professore associato di ingegneria biomedica Leslie A. Geddes di Purdue, il cui gruppo di ricerca ha guidato il lavoro su imaging del microrobot attraverso vari tipi di tessuto.

Il laboratorio di Luis Solorio ha testato la capacità del microrobot di trasportare e rilasciare un carico utile di un farmaco in una fiala di soluzione salina. I ricercatori hanno rivestito il microrobot con un finto farmaco fluorescente, che il microrobot ha trasportato con successo attraverso la soluzione con un movimento rotatorio prima che il carico utile si diffondesse lentamente dal suo corpo un’ora dopo.

«Siamo riusciti ad ottenere un rilascio piacevole e controllato del carico utile del farmaco. Ciò significa che potremmo potenzialmente guidare il microrobot in una posizione nel corpo, lasciarlo lì e quindi consentire al farmaco di uscire lentamente. Siccome il microrobot ha un rivestimento polimerico, il farmaco non cadrà prima di aver raggiunto una posizione target», ha detto il dottor Solorio.

Secondo lo studio i microrobot magnetici, costruiti a buon mercato di polimero e metallo, sono atossici e biocompatibili. Il gruppo di ricerca del dottor Cappelleri ha progettato e costruito ciascuno di questi robot utilizzando le strutture del Birck Nanotechnology Center (5) nel Discovery Park di Purdue. (6)

I macchinari di produzione roll-to-roll comunemente usati potrebbero potenzialmente produrre centinaia di questi microrobot contemporaneamente, ha detto Cappelleri.

I ricercatori ritengono che i microrobot potrebbero agire come strumenti diagnostici oltre a veicoli per la somministrazione di farmaci.

«Da un punto di vista diagnostico, questi microrobot potrebbero prevenire la necessità di colonscopie minimamente invasive aiutando a raccogliere i tessuti. Oppure potrebbero fornire carichi utili senza dover fare il lavoro di preparazione necessario per le colonscopie tradizionali», ha detto Goergen.

Questa ricerca fa parte del Purdue Center for Cancer Research e si allinea con Purdue Engineering Initiatives in Autonomous and Connected Systems and Engineering-Medicine. Il lavoro è sostenuto dalla National Science Foundation e dal National Cancer Institute presso il National Institutes of Health.

Riferimenti: http://www.ecplanet.com

(1) A Tumbling Magnetic Microrobot System for Biomedical Applications

(2) David Cappelleri

(3) Luis Solorio

(4) Craig Goergen

(5) Birck Nanotechnology Center

(6) Discovery Park

Descrizione foto: Microrobot. – Credit: Purdue University.

Autore traduzione riassuntiva e adattamento linguistico: Edoardo Capuano / Articolo originale: All-terrain microrobot flips through a live colon

La maggior parte dei farmaci in commercio non sono efficaci

 

Il sistema medico-sanitario dei paesi industrializzati si basa oggi prevalentemente sulla somministrazione di rimedi farmacologici e chimici.

Questa è di fatto l’unica opzione che ci viene suggerita in via ufficiale, sebbene poi ce ne siano molte altre (medicina tradizionale cinese, medicina olistica, medicina informazionale…). Oggi i farmaci stanno diventando la proposta di cura e di rimedio alla nostra salute a qualsiasi livello, fisico come psicologico.

Ma siamo davvero sicuri che le soluzioni chimiche farmacologiche siano sempre la cura più adatta?

Il professor Silvio Garattini, fondatore e direttore dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri (un istituto di ricerca italiano che si occupa proprio di ricerche valutative sui farmaci) in un’intervista con Il Messaggero (2005) dichiarò: «Su 8500 farmaci disponibili sul mercato italiano, solo qualche decina è realmente efficace».

Il professor Garattini è stato intervistato anche da Marco Pizzuti, autore del libro I mercanti della salute, nel quale vengono spiegati nei dettagli più reconditi la storia e il funzionamento del nostro sistema medico-sanitario.

Eccovi un estratto dell’intervista.

Pizzuti: «Durante l’intervista del 2005 lei ha dichiarato che i farmaci veramente utili non sono più di qualche decina. Considerando però che la lista dei farmaci in Italia comprende ormai quasi 10000 prodotti (2012), non è chiaro perché il costo di molti di essi vada a finire sul conto della spesa pubblica. Qual è la sua opinione a riguardo?»

Garattini: «Si tratta spesso di scelte dettate da interessi commerciali che hanno la predominanza sulle esigenze mediche.»

Cosa vuol dire? Vuol dire forse che nel nostro Sistema gli interessi commerciali di chi produce e vende farmaci hanno maggiore influenza del Giuramento di Ippocrate che tutti i medici che noi abbiamo delegato a guarirci dovrebbero sottoscrivere?

Nel 2005 c’erano circa 8500 farmaci in commercio. Sette anni più tardi, nel 2012, il loro numero era salito a oltre 10000. Questo significa che le industrie farmaceutiche hanno continuato a produrre nuovi farmaci, e molti.

Ma se di quegli 8500 farmaci (dato del 2005) soltanto una decina funzionava, perché hanno continuato a mantenerli sul mercato fino al 2012? E soprattutto: siamo sicuri che i farmaci immessi nel mercato più di recente siano veramente nuovi (e non «riciclati»), che curino patologie nuove (patologie reali) e che siano più efficaci di quelli che c’erano prima?

In realtà, spesso i nuovi farmaci non sono altro che una revisione estetica e di proposta commerciale dei farmaci già esistenti.

Pensate stia esagerando? Allora analizziamo i dati di uno studio americano, sempre citato da Pizzuti: «Tra il 1998 e il 2002, dei 415 nuovi farmaci approvati per la vendita sul mercato americano, il 14% presentava qualche effettiva novità rispetto ai già esistenti e il 9% era costituito da farmaci vecchi ai quali erano stati apportati dei miglioramenti significativi».

Ok. 14% + 9% = 23%. E il restante 77%? Sono nuovi o non sono nuovi? E soprattutto: presentano qualche miglioramento o vantaggio rispetto a quelli già precedentemente in commercio? Forse non tutti lo sanno, ma non esiste alcuna norma che costringa l’industria farmaceutica a effettuare comparazioni tra un nuovo farmaco e un farmaco già esistente…

Per non rimanere intrappolati nella morsa consumistica che ci ha creato intorno l’industria della salute, interessata a fini di profitto a renderci “dipendenti” da farmaci e fedeli “consumatori” degli stessi, l’alternativa è prima di tutto prevenire e in seconda battuta sfruttare le naturali capacità di auto-guarigione del corpo. Esse necessitano spesso solo dei giusti stimoli, delle giuste frequenze e delle giuste informazioni per rimettersi in moto.

Questo è esattamente il principio su cui si basa l’RQI (acronimo di “Riequilibrio Quantico Integrato”), una metodologia semplice e alla portata di tutti, facile da imparare e applicare nella propria vita. E non solo per persone comuni, ma anche per medici e terapeuti che lo stanno integrando nelle loro pratiche.

Ideato dal geniale e dibattuto ricercatore veneto Marco Fincati, l’RQI permette prima di tutto di individuare le vere cause di qualsiasi problema di salute (che per ognuno di noi possono essere diverse) e poi le migliori soluzioni per risolverli, prediligendo tecniche non invasive e prive di effetti collaterali.

Fonte: metodorqi.blogspot.it   www.ecplanet.com

Farmaci: 1000 miliardi di dollari nel 2014. Raddoppiato il mercato globale

Mercato globale dei farmaciQuello farmaceutico è uno dei settori industriali più dinamici nel mondo e in Italia, con importanza strategica della catena distributiva.

L’alto tasso di produttività e la crescita delle esportazioni del nostro paese lo rendono di interesse primario per tutta l’economia.

Il mercato farmaceutico mondiale è raddoppiato durante gli ultimi 10 anni e le vendite nel mondo hanno superato per la prima volta la soglia psicologica dei 1000 miliardi di dollari nel 2014. Ma la spesa farmaceutica italiana è inferiore alla media europea e statunitense, mentre la distribuzione avviene attraverso una rete di oltre 18mila farmacie.

È quanto emerge dal Rapporto sull’Industria farmaceutica elaborato dall’Area Research & Investor Relation di Banca Monte dei Paschi di Siena. Il rapporto si occupa in particolare della formazione dei prezzi dei farmaci e della distribuzione, un segmento di attività economica molto strutturato e di diffusione capillare.

Anche in Italia, nonostante il contesto economico molto difficile nel 2013, il farmaceutico era cresciuto di poco meno del 6%, con il 72% dell’intera produzione destinato all’esportazione.

Il rapporto mette in evidenza che la formazione del prezzo al dettaglio ha origine non solo dai costi di ricerca e sviluppo (circa il 40% del totale) ma anche dai contributi delle attività di importazione.

Vendita all’ingrosso, dettaglio, e componente fiscale incidono per la parte rimanente, pari a circa il 60%. Analisi di istituti accreditati dimostrano che comunque i costi che devono essere sostenuti dalle aziende per completare il processo di approvazione dei farmaci sono aumentati del 145% durante gli ultimi 10 anni, un tasso medio di crescita composto annuo dell’8,5%.

Vengono sfatati alcuni luoghi comuni, come il mito che la spesa sanitaria sia elevata quando rappresenta solo il 9% del PIL contro il 12% della media europea e addirittura il 17% negli USA.

Anche il confronto internazionale dei prezzi dei farmaci mette in rilievo come quelli praticati in Italia non siano elevati rispetto alla media estera: recenti studi mettono in evidenza come i prezzi dei prodotti farmaceutici nel nostro paese siano del 14,6% più bassi rispetto alla media europea.

Grande è la crescita del settore distributivo che viene descritto a livello strutturale e quantitativo: Il servizio Research di Banca MPS ha elaborato un indice, MPS-PHD, basato sui prezzi di borsa delle principali aziende di distribuzione a livello mondiale.

L’indice è triplicato nel periodo 2011- 2015 ed è aumentato del 36% solamente durante il 2014, Molto importante è anche la capillarità della distribuzione farmaceutica in tutta Europa, dove sono presenti oltre centomila farmacie: nella sola Italia sono oltre 18 mila.

Fonte: salute.agi.it   www.ecplanet.com