Crisi? Non per i super-ricchi che sono in aumento

Ricchissimi e poverissimiIn aumento (+6%) i super-ricchi: 211 mila persone detengono un patrimonio superiore al Pil degli Usa. In Asia la crescita maggiore. Ma gli investimenti in liquidità sono rischiosi

La crisi fa crescere i ricchi, anzi i super-ricchi. Il numero dei cittadini del Pianeta che vantano attività per oltre 30 milioni di dollari è cresciuto a un nuovo massimo nell’anno che si è concluso a giugno 2014. Sono 12.040 le new entry del club dei Paperoni della Terra, che porta il numero di membri a quota 211.275 unità, ovvero il 6% in più rispetto all’anno precedente. A dirlo è il “Wealth-X e Ubs Wordl Ultra Waelath Report”.

Ragionando per grandi numeri, il club dei ricchissimi vanta complessivamente un patrimonio superiore al Pil della prima potenza economica del mondo, gli Stati Uniti che generano – secondo i dati della Banca mondiale – 17 mila miliardi di dollari ogni anno.

Un vero tesoro che tuttavia cela delle insidie, o meglio dei veri e propri rischi di portafogli, come spiega Simon Smiles, direttore degli investimenti di Ubs Wealth Mangament. «Secondo il dossier gli individui descritti nel Uhnw detengono il 25% della loro ricchezza in attività liquide», racconta l’esperto, sottolineando che si tratta di una quota molto elevata. In questo modo i patrimoni rischiano di essere erosi dalle spinte inflattive (anche se il fenomeno per ora appare ben lontano visto il trend deflattivo registrato dalla maggioranza delle economie del Pianeta).

Ma il rischio è anche insito in attività ad alto grado di liquidità come i titoli di Stato, in particolare tedeschi e americani, che secondo Simon, non rappresentano più quel «safe heaven» degli investimenti. Si tratta infatti di attività a rendimento fisso «altamente e negativamente asimmettriche».

L’eccessiva concentrazione delle attività è forse il maggior rischio per super-ricchi – avverte il Cio – Queste persone hanno oltre i due terzi della loro ricchezza investita nel loro business principale». La gran parte dei membri del «club», sono imprenditori le cui rispettive attività hanno un valore quasi doppio rispetto a quello dei pacchetti di società quotate che detengono nel loro portafogli. Questo le espone a rischi «esogeni», come mutamenti tecnologici, riforme regolamentari, e dinamiche geopolitiche.

Nonostante questo, secondo il dossier, il numero degli ultra-ricchi raggiungerà le 250 mila unità nei prossimi cinque anni, registrando un rimbalzo del 18% rispetto alla «membership» attuale. Dal punto di vista geografico, Europa e Nordamerica mantengono la leadership, anche se l’Asia è la regione con la crescita più veloce dei super-ricchi.

Autore: Francesco Semprini / Fonte: lastampa.it    – www.ecplanet.com

In Italia la povertà è in continua crescita

Povertà in ItaliaPeggio di ogni previsione ed estremamente preoccupanti per il Codacons i dati sui prezzi diffusi oggi dall’Istat.

L’aumento della deflazione al -0,2% è speculare ai consumi in picchiata libera nel nostro paese – spiega l’associazione – Basti pensare che gli acquisti delle famiglie sono tornati ai livelli di 30 anni fa, registrando un maxi-calo da 80 miliardi di euro negli ultimi 7 anni.

“Gli italiani non hanno più soldi da spendere nemmeno per mangiare – denuncia il Presidente Carlo Rienzi – Solo per gli alimentari lo scorso anno le famiglie hanno speso 3,6 miliardi di euro in meno, e l’andamento è ancora peggiore nel 2014. Riduzioni dei consumi che si riflettono sui prezzi al dettaglio, determinando la deflazione in cui versa il nostro paese. Il Governo deve intervenire e in fretta, perché di questo passo si registrerà una nuova ondata di povertà in Italia, con effetti a cascata sulle imprese e sull’occupazione”.

Anche per Massimiliano Dona dell’Unione Nazionale Consumatori “la deflazione è dovuta al drammatico crollo dei consumi e alle difficoltà che hanno le famiglie ad arrivare a fine mese”.

L’associazione ricorda che la spesa per consumi delle famiglie residenti è scesa rispetto ai valori pre-crisi dell’8,05 per cento, passando dai 985 miliardi del 2007 a 906 miliardi del 2013 (valori concatenati), con un crollo di 79 miliardi di euro!

Anche a prezzi correnti la spesa è scesa in soli due anni, dal 2011 al 2013, di oltre 29 miliardi.

Per l’associazione di consumatori si dovrebbe però notare anche che “la riduzione dei prezzi, al di là dei motivi che l’hanno determinata, consente, in termini di diminuzione del costo della vita, un risparmio di 67 euro su base annua per una famiglia di 3 persone”. Anche se questo “guadagno” è del tutto teorico, dato il contemporaneo crollo delle entrate delle famiglie italiane, colpite duramente dalla disoccupazione, che ha falcidiato centinaia di migliaia di posti di lavoro in ogni regione d’Italia.

Nonostante la deflazione a livello medio nazionale, si evidenziano inoltre notevoli disparità a seconda della città.

Bolzano risulta la città più cara d’Italia, con un’inflazione dell’1 per cento e un aggravio di spesa, per una famiglia di 3 persone, pari a 452 euro su base annua.

La palma del risparmio spetta invece a Milano, dove l’abbassamento dei prezzi consente ad una famiglia di 3 persone di risparmiare 321 euro. Una differenza, tra le due città, pari a 773 euro. Al secondo posto, per abbassamento dei prezzi, si colloca Roma (208 euro in meno per una famiglia di 3 componenti), seguita da Firenze (182 euro).

Le prospettive complessive del Paese, secondo l’Istat, tendono ancora al peggioramento, con una continuazione verso il basso della spirale deflazione-recessione.

Fonte: ilnord.it – ecplanet.com

In Italia 4 milioni di cittadini senza aiuti

Povertà in ItaliaBambini affamati fra i banchi di scuola, dal dopoguerra non se ne vedevano più così tanti.

Ma il fenomeno, vergognoso, è più complesso e grava su milioni di persone, chiamando in causa politica e burocrazia che non riescono a sbloccare centinaia di milioni di euro che Bruxelles deve all’Italia.

E’ vera e propria emergenza alimentare.

La fame in Italia nel 2014 è un’epidemia non vista, ma non invisibile. È una piaga evitabile, ma non evitata: a Roma, a Bruxelles e a Berlino ha radici e omissioni che vanno aldilà del disastro dell’economia italiana.

L’aumento dei bisognosi è certificato dai numeri contenuti nella richiesta di aiuti che il governo ha spedito a Bruxelles questo mese, da quelli forniti dall’Istat, dall’Agea, l’agenzia del governo per l’aiuto alimentare, dal Banco alimentare, quest’anno falcidiato dall’Europa.

Dal 1987 l’aiuto alimentare nell’Unione europea era assicurato dalla Politica agricola comune. Bruxelles comprava le eccedenze, o sussidiava una produzione supplementare, e distribuiva gratis le derrate ai ministeri dell’Agricoltura, i quali a loro volta le passavano alle associazioni caritative.

Questo sistema si è interrotto per una sentenza della Corte di giustizia europea nel 2011 prodotta da un ricorso contro gli aiuti presentato dalla Germania e sostenuto da Svezia, Austria, Olanda, Gran Bretagna, Danimarca, Repubblica Ceca.

Questi governi hanno sostenuto che l’aiuto alimentare agli indigenti non spetta all’Europa ma ai singoli governi e agli enti locali.

È qui che gli intoppi della politica e della burocrazia in Italia hanno prodotto un passaggio a vuoto in cui, quasi certamente, quest’anno milioni di persone (4 si stima) si sono viste ridurre i pacchi alimentari o le porzioni alle mense di carità.

La possibilità di mangiare, per milioni di poveri, si è bruscamente interrotta.

Fonte: articolotre.com  ecplanet.com