Il problema di fondo: malnutrizione, inquinamento e produzione industriale.
I cibi grassi sono di due categorie: la prima è ricavata dagli animali, la seconda dall’industria.
La prima problematica di fondo è che tutto ciò che viene dato agli animali, farmaci e sostanze chimiche comprese, si riversa direttamente sui prodotti da lui che ricaviamo: carne, latte e formaggi. Lo scopo primario dell’ economia è il profitto e soddisfare la domanda. Quindi gli animali vengono riempiti di qualsiasi cosa per aumentare la resa di carni e latte. E chi non lo fa soccombe alle leggi di mercato. Quindi non c’è da stupirsi se nella carne e nel latte si ritrovano, ormoni, farmaci, pesticidi e molto altro. Pensate che uno dei motivi per cui gli antibiotici usati sull’uomo diventano meno efficaci e proprio la loro somministrazione indiscriminata agli animali dall’allevamento intensivo.
L’industria alimentare dei prodotti raffinati segue la stessa filosofia, nei biscotti usa l’olio di palma, straricco di acidi grassi saturi (quindi dannosi), farine ogm, conservanti e sostanze chimiche a piene mani.
Ma quali sono i cibi grassi ?
Le carni (in particolar modo quelle rosse, il maiale.)
Piace a molti e spesso lo mangiamo con gran piacere ma, a volte, ci tormenta con un senso di colpa perchè ci chiediamo se faccia bene alla nostra salute o se sia da evitare.
Spesso lo consideriamo come un attentato al nostro peso forma o addirittura come alimento dannoso per la nostra salute.
Il cioccolato in effetti mantiene ancora oggi un qualcosa di proibito, come da bambini quando ci veniva detto di non mangiarlo; inoltre, il piacere che da mentre lo si gusta è qualcosa di intimo che difficilmente viene condiviso con altri.
Infine, da qualche parte dentro di noi, sappiamo che non fa bene e che dovremmo quindi moderarci.
Ancora oggi vi è una certa confusione e tendiamo ad oscillare fra il considerare il cioccolato il “nettare degli Dei” o il nemico della nostra salute.
In effetti non sono molti gli studi scientifici recenti sul consumo del cioccolato e spesso vi è il dubbio che gli stessi siano stati commissionati o sponsorizzati dalle società che lo producono o lo commercializzano.
Cerchiamo di approfondire l’argomento.
Ingredienti:
La legislazione regola in modo molto stretto le percentuali degli ingredienti di base e definisce vari tipi di cioccolato.
I nomi (cioccolato al latte, extra fino, ecc…) hanno una precisa relazione con le percentuali degli ingredienti.
Oltre al cioccolato classico (in cui la quota minima del cacao è il 35%), si distinguono altri tipi di cioccolato particolari:
Cioccolato extra:la percentuale di cacao deve essere almeno il 45%, il burro di cacao il 28%. Cioccolato finissimo o superiore:la percentuale di cacao deve essere almeno il 43%. Cioccolato al latte:la sostanza secca derivante dal latte deve essere almeno del 14% e il saccarosio aggiunto non più del 55%. Cioccolato bianco:latte, burro di cacao e saccarosio sono gli unici ingredienti (manca il cacao!). Il burro di cacao deve essere almeno il 20% e il saccarosio non più del 55%.
Preparazioni:
Cioccolato fondente: questo cioccolato contiene solo pasta di cacao, burro di cacao, zucchero, vaniglia e, a volte, lecitina (un emulsionante) in quantitativi variabili. La percentuale di cacao deve essere almeno del 45% e il burro di cacao il 28%. I migliori risultati in cucina si ottengono quando si impiega del cioccolato con un contenuto di cacao del 50%. Oltre che per essere gustato in tavolette, è adatto per torte e dessert.
Cioccolato extrafondente:si distingue dal cioccolato fondente perché contiene una percentuale di cacao che può superare addirittura il 70% del peso. Di altissima qualità questo cioccolato è particolarmente adatto per essere consumato in tavolette.
Cioccolato al latte:questo tipo di cioccolato si ottiene con l’aggiunta di latte in polvere. Più precisamente: la sostanza secca derivante dal latte deve essere almeno del 14%, il saccarosio aggiunto non più del 55%, il cacao non meno del 25% del peso. Il cioccolato a latte è caratterizzato da un sapore più dolce e cremoso rispetto al cioccolato fondente, ma non può sostituirlo nella preparazione di ricette da forno, in quanto il suo contenuto di cacao è inferiore e per questo lo si consuma soprattutto in tavolette. Quando lo si fonde occorre prestare particolare attenzione, perché è molto sensibile al calore.
Cioccolato amaro: Dopo l’estrazione della maggior parte del burro di cacao, il cacao residuo viene tostato e ridotto in polvere. Noto anche come cioccolato dei “pasticcieri”, il cioccolato amaro si ottiene dalla miscela della pasta di cacao con burro di cacao. Non contiene zucchero né altri aromi, e il suo sapore è amaro e intenso. Per realizzare prodotti da forno, 30 g di questo cioccolato possono essere sostituiti con 20 g di cacao amaro e 15 g di burro, e la dose di zucchero della ricetta dovrà essere adattata di conseguenza.
Cioccolato bianco:Il cioccolato bianco non contiene cacao e alcun genere di coloranti, per cui sotto l’aspetto tecnico non potrebbe essere definito “cioccolato”. Si ottiene miscelando solo burro di cacao per il 20% del peso, latte o derivati per almeno il 14%, e il saccarosio non più del 55%. Il cioccolato bianco, più grasso del fondente, è largamente utilizzato per glassare torte e preparare mousse, salse e dolci vari. Come il cioccolato al latte, anche quello bianco è molto sensibile al calore, pertanto occorre prestare particolare attenzione quando lo si fonde. Si consiglia di porre a bagnomaria il cioccolato bianco in una ciotola , mantenendo la temperatura tra 110~120°C.
Gocce di cioccolato: Le gocce di cioccolato nascono negli Stati Uniti per apportare una gustosa modifica ai tradizionali biscotti. Esse contengono un quantitativo di burro di cacao inferiore al cioccolato tradizionale e possono essere di cioccolato fondente, al latte o bianco. Si tratta di un derivato del cioccolato, la cui forma a goccia si mantiene intatta e per questo ideale per l’impasto di un dolce, ma può essere anche sciolto a bagnomaria.
Pralina al cioccolato: Prodotto della dimensione di un boccone, costituito da cioccolato ripieno o da parti di cioccolato (che può essere di vario genere:cioccolato al latte,al gianduia, bianco,ecc.) e di parti di altri ingredienti, a patto che i pezzi di cioccolato siano in parte o completamente visibili, rispettando la percentuale stabilita dalla normativa europea pari ad almeno il 25% del peso totale del prodotto o da una miscela di cioccolato (cioccolato extra, cioccolato al latte,ecc.) e di altri ingredienti, ad esclusione delle farine di amidi e fecole nonché delle sostanze grasse diverse dal burro di cacao e delle sostanze grasse provenienti dal latte, a condizione che le parti di cioccolato siano pari ad almeno il 25% del peso totale del prodotto.
Cioccolato al Gianduja:La paternità di questo tipo di cioccolato è da attribuirsi ai torinesi.
Nel 1806 il cacao aveva un costo elevato ed era difficile rifornirsene a causa del blocco napoleonico, così alcuni cioccolatieri pensarono di miscelare il cacao con le nocciole piemontesi, ridotte in polvere. Si ottenne da questo connubio un cioccolato molto gustoso e più economico. Il cioccolato al gianduia contiene circa il 32% di cacao,da 20-40 g di nocciole macinate per ogni 100 g di prodotto. E’ ottimo da gustare in tavoletta nella versione cioccolato alle nocciole gianduia e cioccolato al latte e alle nocciole gianduia. Lo si usa per farcire e decorare dolci oppure lo si può semplicemente gustare in tavoletta.
Gli effetti benefici del cioccolato
E’ stata condotta nel 2011 una ricerca dal “Department of Public Health and Primary Care, Cardiovascular Epidemiology Unit, University of Cambridge, Strangeways Research Laboratory, Cambridge CB1 8RN, UK.”, su 114.000 partecipanti per valutare i rischi di malattie cardio-metaboliche associate al consumo di cioccolato (rischi per le coronarie, di ictus, di diabete 2).
I fattori di rischio testati includevano:
l’ipertensione
i livelli alti di glucosio nel sangue
i livelli alti di colesterolo
l’obesità addominale
i trigliceridi elevati
Ebbene l’analisi condotta ha riscontrato che l’elevato consumo di cioccolato e associato con il:
37% di riduzione delle malattie cardiovascolari
27% di riduzione del rischio di ictus
Si deve tener presente che la ricerca era basata sul consumo di cacao grezzo non processato e non sul cioccolato industriale come quello al latte.
I benefici sulla salute del cioccolato sono in relazione ai componenti naturali dei semi di cacao, incluse le epicatechine ed il resveratrolo.
Si tratta di due potenti antiossidanti che sono ritenuti protettori del sistema nervoso.
i semi di cacao hanno le seguenti principali proprietà benefiche per la salute:
Antinfiammatori
Antidiabetici e anti obesità
Cardioprotettivi
Migliorano le funzioni epatiche
Neuroprotettivi
Migliorano la flora intestinale
Riducono l’ormone dello stress
Riducono i sintomi del glaucoma e della catarratta
Riducono la progressione delle paradontiti
Controindicazioni al consumo del cioccolato
Allergie: Poiché le sostanze contenute nel cacao non sono allergeni tipici e solo in casi rari possono scatenare allergie, le reazioni allergiche che si verificano dopo il consumo di cioccolato sono solitamente dovute agli alimenti che vi sono contenuti, come nocciole, albume d’uovo, soia, ecc.
Oltre agli allergeni tipici come nocciole, arachidi, albume, tiramina, glutine e soia, le persone che soffrono di allergia da contatto con il nichel possono reagire anche al cioccolato. Il cacao e quindi il cioccolato, così come il formaggio, sono tra gli alimenti a più alto contenuto di nichel.
Un ruolo ben più importante lo svolgono tuttavia i conservanti, i coloranti e gli aromi artificiali contenuti in alcuni tipi di cioccolato.
Aromi:non vengono propriamente usati per insaporire i prodotti ma per dargli il loro sapore “naturale”, ovvero quel sapore che hanno perso durante tutto il processo di lavorazione del prodotto stesso. Nel caso peggiore invece gli aromi vengono utilizzati per alterare completamente il sapore di un prodotto che altrimenti risulterebbe “cattivo”.
Non essendo riportata la sigla “aromi naturali” questi sono sicuramente di origine chimica/artificiale,insomma potrebbe esserci di tutto.
Per evitare comunque di trovare degli aromi chimici, non debbono trovarsi le indicazioni “Aromi” neanche “Aromi Naturali” ma solamente l’ingrediente utilizzato per aromatizzare li cioccolato come ad esempio “bacche di vaniglia”
Lecitina di soia:è in grado di tenere insieme due sostanze, come i grassi e l’acqua, normalmente non mescolabili. Questa proprietà, detta emulsionante, viene sfruttata in diversi settori industriali, che vanno dall’impiego alimentare (per la produzione di creme, salse, gelati ecc.) a quello cosmetico e salutistico. La lecitina viene ricavata soprattutto dalle leguminose, come la soia, per cui è bene assicurarsi che sia biologica ed esente da OGM.
Cosa tener presente quando si sceglie il cioccolato
Purtroppo i benefici maggiori si colgono tanto più ci avviciniamo ai semi grezzi (cacao) allo stato naturale, non processati.
Quindi si dovrebbe selezionare il cioccolato scuro con un alto contenuto in cacao.
Il gusto del cacao grezzo è alquanto amaro proprio per il contenuto di antiossidanti (flavani); i produttori di cioccolato cercano di eliminarli o di mascherarli con lo zucchero.
Eliminando i flavani si perdono buona parte delle proprietà benefiche e, nel caso di un alto contenuto di zucchero andiamo incontro a effetti nocivi per la salute.
Tuttavia alcuni dei benefici sembra che rimangano anche dopo il processo di produzione.
E’ consigliabile scegliere il il cioccolato con la più alta percentuale di cacao (almeno il 70%), processato il meno possibile nei limiti della nostra tolleranza al sapore amaro.
Il cioccolato al latte non è una buona scelta perchè ha un elevato contenuto in zucchero e anche il latte pastorizzato in polvere non è molto salutare.
Ingredienti da evitare
Occorre sempre leggere bene le etichette con gli ingredienti e valutare il prodotto come segue:
Dolcificanti:non solo occorre stare attenti alla quantità di zucchero presente nel cioccolato ma è necessario accertarsi quale dolcificante è presente. In alcuni tipi di cioccolato viene impiegato il miele che, in moderazione è meglio dello zucchero di canna, di barbabietola, dello sciroppo di glucosio o di fruttosio. Sono assolutamente da evitare i dolcificanti artificiali. Va bene la stevia ma non credo si trovi in commercio cioccolato dolcificato con la stevia.
Semi di cacao OGM:è meglio scegliere cioccolato certificato biologico per evitare componenti geneticamente modificati.
Grassi:il grasso nel cioccolato, se è quello appropriato fa bene alla salute; riduce l’assorbimento degli zuccheri, abbassando i picchi di insulina. Il grasso ideale del cioccolato è proprio quello contenuto nel seme del cacao (il burro cacao), il cui acido grasso principale è lo stearico, l’unico grasso saturo che, secondo il dott. Golomb, migliora il colesterolo HDL senza influenzare l’ LDL. Va bene anche l’olio di cocco mentreè meglio evitare gli altri oli vegetali sopratutto se sono idrogenati o trans.Forse non tutti sanno che la direttiva2000/36/CE dal 3 agosto 2003, pur essendo l’Italia e la Spagna contrarie, ha concesso la facoltà di utilizzare, a titolo opzionale, entro il limite massimo del 5% materie grasse vegetali di origine tropicale diverse dal burro di cacao. Tali grassi vegetali sono stati selezionati in base a criteri di compatibilità chimico-fisica con il burro di cacao, e sono precisamente: burro di illipè, stearina di shorea robusta, burro di karitè, burro di cocum, nocciolo di mango, olio di palma. In tal caso vi è l’obbligo di farne esplicita menzione in etichetta con tutta l’evidenza. Un motivo in più per leggere attentamente la composizione del prodotto.
Per coloro che sono giustamente curiosi, per avere un confronto della composizione nel cioccolato di diversi marchi presenti sul mercato, segnalo il seguente sito:
La quantità giornaliera che possiamo assumere giornalmente, in assenza di regole ben definite e valide per tutti, non dovrebbe comunque superare individualmente gli 80 grammi.
Occorre tener presente che non c’è una semplice risposta; dipende dal tipo di cioccolato, dalla propria sensibilità all’insulina, dal tipo di attività che si pratica e altri fattori ancora.
Se si conduce una vita normalmente sana e si consuma un tipo di cioccolato senza ingredienti dannosi, possiamo anche aumentare la quantità giornaliera senza andare incontro ad effetti collaterali.
Una regola utile è quella di possibilmente consumare il cioccolato in due o tre intervalli di tempo e non in una sola volta.
l’ Introduzione di cibi modificati chimicamente e svuotati dei loro elementi nutritivi che impatto hanno sulla causa e diffusione delle intolleranze e allegie agli alimentari ? Come distingure i sintomi dell’ intolleranza alimentare ?
Le intolleranze alimentari sono fenomeni patologici in continuo aumento. La deduzione più logica è che siano in qualche modo legate al nostro complesso stile di vita.
Comprendere le reali cause che possono portarci a fenomeni di intolleranza alimentare è di fondamentale importanza.
Rappresenta il primo passo verso una vita più sana, senza tutti quei disturbi aspecifici che caratterizzano la presenza di alimenti a cui siamo intolleranti nella nostra alimentazione.
Attualmente, c’è ancora molto da accertare sulle reali cause che scatenano intolleranze alimentari , proprio per il lento processo che porta all’assuefazione e successivamente all’intolleranza ad un determinato alimento. Tuttavia negli ultimi anni sono stati fatti notevoli passi per comprendere le motivazioni che possono portare l’organismo a fenomeni di intolleranza alimentare. Sono tre le teorie più accreditate. Ritengo che esse debbano essere integrate tra loro in quanto sono strettamente collegate a livello biochimico.
Sinteticamente sono tre le possibili cause primarie che inducono l’organismo ha divenire resistente agli elementi:
carenza di vitamine e Sali minerali
agenti stressanti
malassorbimento intestinale e deficit immunitario
Carenze di Sali Minerali e Vitamine.
È stato possibile notare, che il fenomeno delle intolleranze alimentari è aumentato in maniera esponenziale negli ultimi anni. Impossibile non notare una correlazione con l’aumento del consumo di cibi raffinati.
La qualità degli alimenti è indiscutibilmente calata, rendendo i cibi sempre meno naturali e con presenza sempre maggiore di agenti inquinanti e additivi di tipo chimico. Allo stesso tempo, le coltivazioni intensive e la concimazione chimica, non sono in grado di crescere piante complete da un punto di vista nutrizionale. Ci nutriamo di cibi carenti in vitamine e Sali minerali, ricchi di additivi, conservanti e privi di energia vitale. Il nostro organismo fatica a riconoscerli e di conseguenza in taluni casi reagisce, mandandoci dei segnali di disagio. Forse vuole semplicemente avvisarci che la farina morta di cui ci cibiamo, non ci fa bene. Dopo anni e una serie di disturbi e malessere subdolo, non abbiamo ancora compreso che gli alimenti non sono sani se privati dei loro contenuti vitali. Eppure animali primitivi come i topi, piuttosto che mangiare la farina raffinata mordono legni e qualsiasi altro oggetto “ commestibile” , nutrendosi della farina solo vicino alla morte (che poi sopraggiunge) Allo stesso modo non è possibile nutrire dei pulcini con farina bianca, perirebbero in brevissimo tempo. Questi sono solo esempi, potrei citarne numerosi altri.
Ma riflettiamo insieme. Se sappiamo che la farina raffinata non è utile al nostro organismo, allora perché la metà dell’ alimentazione di noi italiani si basa proprio su queste farine? Mangiamo pane , pasta, dolci, merendine, tutti preparati con farine vuote dal punto di vista nutrizionale! Certamente , solo 40 anni fa non era così, e le intolleranze alimentari erano quasi sconosciute.
Lo stesso può dirsi anche per l ’allevamento, il cui unico scopo è quello di produrre animali pesanti e nel minor tempo possibile. L’ interesse non è certamente produrre animali sani . Se a ciò aggiungiamo gli animali tenuti appositamente malati per avere un colore della carne più “ piacevole “, ci possiamo fare un quadro della situazione.
Sta di fatto che nella nostra alimentazione basata sul cibo carente di Sali minerali e vitamine, può verificarsi un deficit metabolico ed enzimatico proprio per lo scorretto apporto di vitamine e Sali minerali fondamentali per la vita tra cui il selenio, il rame, il manganese, lo zinco, magnesio …
Grazie ai progressi tecnologici è possibile verificare questa teoria attraverso un semplice esame del cappello, effettuare una vera propria biopsia del cappello in grado di determinare il livello dei vari Sali minerali, oltre che svariati metalli tossici.
Malassorbimento intestinale e deficit immunitario
Gli italiani sono un popolo di teledipendenti, e deduco quindi che quasi tutti i nuovi abbiamo avuto la possibilità di vedere qualche pubblicità inerente alla proprietà nutritive dello yogurt addizionato di fermenti lattici, che prometteva di risolvere tutti i problemi di irregolarità intestinale e di migliorare il sistema immunitario.
Ovviamente questa pubblicità sono realizzate solo nell’ottica di far vendere il prodotto reclamizzato, tuttavia esiste un fondo di verità che ora andremo a descrivere in maniera un po’ più scientifica.
Il 60% delle cellule immunitarie si trovano a ridosso delle pareti intestinali.
Tutte queste stazioni linfonodali servono a coprire i quasi 300 m² di superficie presenti all’interno del nostro intestino.queste pareti intestinali sono protette dalla ben nota flora batterica intestinale. La funzione di questa flora batterica e di vitale importanza, queste cellule estranee sono simbiotiche al nostro organismo. Sono circa 300 specie diverse tutte in equilibrio tra loro.
Esse sintetizzano diverse vitamine tra cui la vitamina K.,
la vitamina B1 e 12,
acido folico acido pantotenico.
Inoltre metabolizzano gli ormoni steroidei e gli acidi biliari, permettono la digestione dei grassi,
bloccano i batteri estranei producendo antibiotici naturali. Hanno anche la capacità di degradare le tossine inibendo lo sviluppo di virus e funghi, addirittura anche del Helicobacter pylori.
Probabilmente la funzione più importante è proprio quella di modulare il sistema immunitario stimolando la produzione di anticorpi IgA. Questi anticorpi rivestono tutta la superficie mucosa creando una pellicola protettiva.
Esperimenti di laboratorio su cavie in cui è stata eliminata la flora batterica, si è constatato un decadimento della funzionalità immunitaria con inevitabile morte dell’animale.
In sintesi una modificazione della flora batterica intestinale può portare a disturbi a livello dell’apparato gastrointestinale.
Aerofagia spasmi e dolori intestinali, diarrea possono esser i primi sintomi, tuttavia, man mano che la situazione degrada, se non diamo modo alle Flora batterica di proteggere l’epitelio dell’intestino , si possono avere erosioni intestinali, fenomeni infiammatori rappresentati da coliti vari fino al fenomeni di proliferazione cellulare anomala rappresentata da polipi o adenomi.
Proteggere e mantenere in salute gastrointestinale è fondamentale. Per poterlo fare bisogna aver presente che spesso volentieri le nostre abitudini alimentari finiscono per compromettere l’intero equilibrio del nostro sistema immunitario attraverso la distruzione della flora batterica.
Ogni volta che assumiamo lassativi chimici, antibiotici farmaci steroidei e antinfiammatori provochiamo una vissuto una massiccia distruzione della flora batterica. Se l’assunzione diventa ciclica non abbiamo modo alla flora batterica di riprodursi creando la famosa disbiosi intestinale che prevede come protagonisti germi patogeni.
Bisogna quindi cercare di evitare per quanto possibile, utilizzo indiscriminato di farmaci che possono portare a gravi conseguenze. Il rimpianto della flora batterica sarà ampiamente discusso nell’articolo relativo alla disbiosi intestinale. Al momento, mi limito a ricordare che in commercio ci sono moltissimi prodotti contenenti vari tipi di flore batteriche. Tuttavia bisogna prestare attenzione, in quanto per poter essere efficaci e superare la barriera gastrica, devono avere un certo quantitativo ed essere presenti in più ceppi. In caso contrario risultano assolutamente inutili per ripristinare il normale equilibrio di batteri saprofiti.
Agenti stressanti : un nemico per il sistema immunitario
Il nostro sistema immunitario è influenzato da vari tipi di stress. È innegabile l’aumento di malattie a carattere vascolare, tra i quali infarti, ictus. Anche il sistema gastrointestinale è particolarmente colpito da patologie come coliti, gastriti fino ad arrivare a degenerazioni cellulari (tumore). Di pari passo si segnala l’aumento di malattie a carattere psichico, ansia, depressione… e non ultimo per importanza c’è un aumento preoccupante di fenomeni allergici.
Il dottor Hans Selye fu uno dei primi a studiare l’effetto dello stress a carico del nostro organismo.
Caratteristica comune dello stress, di qualunque tipo esso sia, è una fuga di energia con consumo superiore di preziosi Sali minerali e vitamine. Questi microelementi vitali con la nostra salute, se non opportunamente integrati tramite una corretta alimentazione, possono causare gravi disturbi.
Gli agenti stresso geni, sono principalmente, di tre categorie: agenti stressanti chimici, agenti stressanti fisici, e agenti stressanti psichici.
La contaminazione dell’ecosistema, gli scarichi industriali, inquinamento delle falde acquifere, dell’aria, l’abuso di ogni genere di sostanza chimica all’interno dei cibi per migliorare la produttività, il sapore e la durata degli alimenti, hanno un comune denominatore: l’utilizzo di sostanze chimiche. Una cosa è certa: ovunque vengano impegnati questi prodotti chimici, per il ciclo naturale dell’acqua, sono destinati a tornare a noi.
Forse qualcuno pensa che i pesticidi utilizzati in agricoltura e spruzzati sul terreno e sulle culture, i concimi chimici usati senza alcun ritegno, o gli antibiotici gli ormoni somministrati agli animali da macello, siano problemi indifferenti che non si toccano ? mi auguro di no, anche perché siamo noi consumatori finali e nel corso di un anno mangiamo chili di queste sostanze, assolutamente tossiche che devono essere in qualche modo eliminate dall’organismo. Per poterlo fare il sistema immunitario e detossificante subisce un duro colpo, diminuendo la sua resistenza e agevolando l’insorgenza di malattie degenerative e invecchiamento precoce. Molto probabilmente oltre all’ alimentazione raffinata e quindi privata di elementi nutritivi indispensabili alla vita, anche l’inquinamento chimico, contribuisce in maniera significativa allo sviluppo di intolleranze alimentari.
Vediamo in che modo gli agenti chimici indeboliscono il nostro sistema immunitario favorendo anche lo sviluppo di intolleranze alimentari.
In natura il nostro sistema immunitario è molto efficace nel rispondere a minacce di carattere batterico e virale. È da migliaia di anni che il nostro organismo lo fa e ha all’interno del suo patrimonio genetico tutte le informazioni e i mezzi adatti per prevenire gravose conseguenze.
Ma il sistema immunitario come si comporta nel confronto di agenti chimici, farmacologici e sostanze chimiche nuove a cui non è abituato, come gli additivi i coloranti e gli addensanti , gli antiossidanti e le migliaia di sostanze chimiche ( la maggior parte derivata dal petrolio) che vengono condizionate senza nessun timore ?
Come agisce l’organismo allo stress ?
Ogni evento stressogeno, provoca una risposta dell’organismo che viene mediata dalle piccole ghiandole surrenali nel tentativo di riequilibrare l’organismo. Tuttavia la la forza vitale delle ghiandole surrenali non è infinita, e a seguito di continui interventi entrano in una fase di esaurimento. Il mineralogramma del cappello è in grado tramite l’analisi dei minerali specifici come il sodio e il potassio in calcio e il magnesio, di quantificare la fase in cui siamo. Chiaramente in base alla fase specifica di ogni individuo, la capacità di reazione del nostro organismo risulta diminuita. Vi rimando per maggiori specifiche all’articolo riguardante il mineralogramma del cappello.