Quattro accorgimenti che ti fanno risparmiare benzina

RifornimentoIl piede pesante in auto non fa bene ai consumi, ecco quali sono gli errori che fanno spendere di più e i consigli per risparmiare benzina alla guida

Ora che le auto sono diventate più tecnologiche e intelligenti finalmente possiamo sapere anche quanta benzina stiamo consumando con maggiore precisione rispetto ai primordiali computer di bordo di diversi anni fa.

Ma al di là dell’innegabile utilità di sapere quanta strada possiamo fare ancora prima di restare a piedi, il computer di bordo può essere utilizzato anche per correggere uno stile di guida sprecone. Il trucco più efficace per risparmiare benzina è sicuramente quello del piede leggero sull’acceleratore, ovvio.

Ma come si può risparmiare carburante senza creare un carosello da finale dei mondiali?

Ecco gli errori che ci fanno consumare più benzina e i consigli per usare al meglio l’acceleratore e risparmiare carburante.

1. PARTENZE DA FORMULA 1 AI SEMAFORI

Alla domanda come posso ridurre i consumi di carburante? La prima risposta scontata che salta in mente è quella di andare piano.

Ma metterlo in pratica poi diventa difficile in tutte le situazioni di guida che si presentano in città, su una strada statale o in autostrada, ecco perché bisogna allenare il piede destro a premere l’acceleratore nel modo più “eco” possibile partendo proprio dalla fase più critica per i consumi di un’auto: la ripartenza da fermo e l’accelerazione. L’errore più frequente che si commette ai semafori quando scatta il verde o al casello autostradale quando si alza la sbarra è affondare l’acceleratore come se dietro fossimo inseguiti da un carro armato. Niente di più sbagliato, a meno di doversi trarre d’impaccio da un incrocio pericoloso o evitare un incidente! Un trucco che può rivelarsi utile nelle partenze da fermo per allenare il piede è accelerare gradualmente per raggiungere i 30 km/h in almeno 5 secondi cercando di non superare i 2500 giri/ min.

2. LA GUIDA “A MOLLA” FA CONSUMARE il 20% IN PIÙ

Chi sta al volante spesso ci si aggrappa e non subisce gli effetti delle decelerazioni e l’inerzia che invece fa dondolare la testa dei passeggeri avanti e indietro quando si preme l’acceleratore a intermittenza: è il classico errore che si commette ad esempio quando si chiacchiera col passeggero voltandosi verso di lui, e quando ci si rende conto di aver perso il contatto visivo con la strada si preme sul freno senza un reale motivo. Sai come è nato il Cruise Control?(1) Scoprilo qui! Questo stile di guida ormai è diventato abitudinario anche quando siamo soli in auto e ci distraiamo per guardare il cellulare: oltre che rischiare di rimetterci la vita questo vizio fa consumare fino al 20% in più di carburante! Non vi sembra assurdo comprare un’auto ibrida o a metano e poi vanificarne i vantaggi per guardare il cellulare? In questo caso basta essere più attenti al volante soprattutto in autostrada mantenendo una velocità costante e se avete a disposizione il Cruise Control fareste bene ad usarlo dopo aver dato uno sguardo al manuale dell’auto per ricordare come funziona l’ACC, leggi anche qui.(2)

3. STARE ATTACCATI ALL’AUTO DAVANTI

A tutti capita di avere fretta un giorno, ma non deve essere la regola perché una guida nervosa (come quella a molla del paragrafo 2) provoca solo una maggiore usura generale dell’auto (cambio, motore, freni, frizione sono molto più sollecitati). Ecco perché ai corsi di guida insegnano l’approccio alla cosiddetta guida preventiva: non è solo una mera questione di sicurezza ma anche di voler bene alla propria auto e consumare meno benzina. Il trucco migliore da usare soprattutto in città per evitare di seguire passivamente le manovre di chi sta davanti è tenere una distanza di sicurezza e adeguare la velocità per tempo se frena all’improvviso o svolta senza mettere la freccia. La stessa cosa è bene fare quando davanti non c’è nessun’altra auto: rallentare gradualmente ai semafori col giallo, se vediamo un pedone intento ad attraversare o se sappiamo di dover svoltare a un incrocio aiuterà a consumare meno. Questo stile di guida diventa ancora più utile se guidate un’auto ibrida con recupero di energia: guarda qui quanti sistemi ibridi esistono e quali sono le differenze.(3)

4. IN MOLTE FRENATE L’AUTO SPRECA BENZINA

Davanti a un ostacolo improvviso la logica direbbe di evitarlo se abbiamo i riflessi pronti e siamo allenati a farlo, ma l’istinto ci dice di pestare il freno con tutta la forza che abbiamo. È normale, se premere i freni non diventa una conseguenza inevitabile di una guida nervosa o a molla (vedi punti 2 e 3). Sfruttare il freno motore durante le decelerazioni permette di ridurre i consumi e lo si vede anche dal computer di bordo che in fase di rilascio dell’acceleratore che mostrerà un consumo istantaneo ottimistico anche di 50 km/l.

ALTRI TRUCCHI PER CONSUMARE MENO

Nel manuale delle cose da sapere per risparmiare benzina bisogna ricordare anche gli errori più frequenti che vedono molto spesso trascurare il controllo frequente della pressione pneumatici (guarda nel video qui sopra come la resistenza al rotolamento degli pneumatici influenza i consumi), tutti gli oggetti che ci portiamo a zonzo nel bagagliaio dopo un weekend sulla neve o a pesca e il faraonico box sul tetto che anche dopo una vacanza fa molto “freestyle” ma poco risparmio (aumenta la sezione dell’auto che si oppone all’avanzamento e crea resistenza all’aria facendo consumare di più oltre che provocare fastidiosi fruscii in autostrada).

Riferimenti:

(1) Cruise control: la più grande invenzione di uno che non poteva guidare

(2) ACC – Adaptive Cruise Control

(3) Differenze tra sistemi ibridi elettrici micro, mild, full e plug-in

Autore: Donato D’Ambrosi / Foto di pixabay.com / Fonte: sicurauto.it

Fonte: http://www.ecplanet.com

Solchi di pneumatici risalenti a milioni di anni fa

dottor Alexander KoltypinFa un certo effetto ascoltare la dichiarazione del dottor Alexander Koltypin, se non altro per il fatto che si tratta di un geologo e direttore del Natural Science Research Center presso l’Università Internazionale Indipendente di Ecologia e Politologia di Mosca.

Secondo il ricercatore russo, in diverse località del pianeta è possibile osservare solchi di pneumatici lasciati nel terreno da veicoli pesanti che si possono far risalire a circa 12 milioni di anni fa.

Come è possibile?

Certamente si tratta di un’affermazione discutibile, dal momento che l’archeologia classica fa risalire l’inizio della civiltà umana a diverse migliaia di anni fa, non milioni.

Eppure, Koltypin si dice convinto che sul nostro pianeta esistono numerosi siti archeologici dove è possibile riscontrare indizi che avvalerebbero l’esistenza di civiltà vissute milioni di anni fa. Koltypin è un appassionato sostenitore di questa teoria, tanto da aver denominato il suo sito web ‘Earth before the flood: Disappared Continents and Civilizations‘ (La Terra prima del Diluvio: Continenti e Civiltà scomparse).

È proprio dal suo sito che il ricercatore russo afferma che le tracce riscontrate nel sito spagnolo di Castellar de Meca, nella provincia di Valencia, risalirebbero al Miocene medio e tardo (tra i 12 e i 14 milioni di anni fa circa).

Il villaggio di Castellar de Meca è un sito archeologico unico nel suo genere. Le rovine mostrano un insediamento fortificato praticamente scavato nella roccia. Gli archeologi ‘ortodossi’ fanno risalire i primi insediamenti umani all’età del bronzo. Koltypin si riferisce all’unico accesso alla cittadella fortificata chiamato “Camino Hondo” sul cui fondo sono impresse le tracce parallele.

La spiegazione ufficiale è che si tratta di solchi lasciati dal passaggio di carri trainati da animali. Ma Koltypin non è soddisfatto: «Io non accetto queste spiegazioni», scrive il ricercatore. «I solchi sono troppo profondi per essere stati lasciati da mezzi così leggeri. Dobbiamo pensare a veicoli notevolmente più pesanti».

All’epoca il terreno doveva essere umido e morbido, come argilla malleabile. Muovendosi su di esso, un veicolo di grandi dimensioni sarebbe affondato facilmente nel fango, lasciando la doppia traccia di pneumatico. Secondo Koltypin, questi ipotetici veicoli presentavano dimensioni simili ai fuoristrada moderni, ma con pneumatici larghi 23 centimetri. Con il passare degli eoni, il fango si sarebbe pietrificato, lasciando impresse le caratteristiche tracce per i milioni di anni a venire.

Lo studio condotto dal ricercatore russo sui depositi minerali che rivestono le tracce e la loro erosione, mostrerebbero la loro incredibile antichità. Sebbene la pietrificazione possa avvenire in poche centinaia di anni, o addirittura pochi mesi, Koltypin sostiene che in questo caso non ci sarebbero dubbi a far risalire le tracce al Miocene. Koltypin ha condotto numerosi studi sul campo in varie località, con diverse pubblicazioni su riviste di geologia. Il ricercatore ipotizza che oltre 12 milioni di anni fa esistesse una rete di strade diffusa in tutto il Mediterraneo.

Solchi di ruote pietrificati con caratteristiche simili sono state riscontrate a Malta, in Turchia, Italia, Kazakistan e Francia. A suo avviso, queste strade sarebbero state utilizzate dalle stesse persone che hanno costruito città sotterranee come Derinkuyu, in Cappadocia. Secondo l’archeologia ufficiale, le tracce pietrificate sarebbero state lasciate da diverse civiltà in diversi periodi di tempo. Koltypin, invece, ritiene che esse vadano attribuite ad un’unica civiltà diffusa su tutto il pianeta esistita in un’epoca estremamente remota. Il nostro pianeta ha circa 4,5 miliardi di anni e un passato geologicamente turbolento.

Koltypin spiega che eventi geologicamente distruttivi come tsunami, eruzioni vulcaniche, movimenti tettonici e impatti meteoritici possano aver spazzato via gran parte dei resti di queste antichissime civiltà. «Senza significativi ulteriori studi da parte dei grandi gruppi di archeologi, geologi ed antropologi, rimane impossibile rispondere alle domande su queste civiltà dimenticate», conclude Koltypin. «Lo ricorderò sempre a me stesso… molti altri abitanti del nostro pianeta sono stati cancellati dalla nostra storia».

Fonte: libreidee.org     www.ecplanet.com