20mila lavoreranno all’expo, 18500 gratis e gli altri sottopagati

Io non lavoro gratis per l'ExpoAll’Expo di Milano lavorare non paga. Anzi costa. C’era da pagare una montagna di mazzette, non si potevano retribuire anche i lavoratori

Per quale ragione in una Expo appaltata alle grandi multinazionali del cibo, nella quale affari edilizi, speculazione e corruzione hanno prosperato e che viene ancora presentata come una possibile volano per l’economia del paese, perché in un evento ove tutto è misurato in termini di profitti a breve o differiti, gli unici gratis devono essere i lavoratori?

Con un accordo del luglio 2013, un mese che dovrebbe essere abolito dal calendario sindacale visti i disastri che in esso si son concepiti, l’ente EXPO, le imprese e tutte le istituzioni hanno concordato con CGIL CISL UIL che gran parte di coloro che faranno funzionare la Fiera lo faranno gratuitamente.

Per l’esattezza circa 800 persone lavoreranno con contratti a termine, di apprendistato, da stagista, che garantiranno un lauta retribuzione dai 400 ai 500 euro mensili. Siccome i contratti e la stessa legge Fornero sul mercato del lavoro avrebbero previsto condizioni più favorevoli per i lavoratori, si è applicato quel principio della deroga normativa, contro il quale la Cgil si è era spesso pronunciata. Ma questi 800 lavoratori sottopagati sono comunque una élite rispetto a tutti gli altri. Che avranno un orarioio-non-lavoro-gratis-per-expo giornaliero obbligatorio e turni, pare bisettimanali, di lavoro, ma che lo faranno senza alcuna retribuzione.

Essi saranno considerati volontari e come tali riceveranno solamente dei buoni pasto quotidiani, per non smentire il significato alimentare dell’evento. Nelle previsioni iniziali questi fortunati avrebbero dovuto essere 18500, da qui il peana subito scattato sui 20000 posti di lavoro creati dalla magia dell’EXPO. Ora Invece pare che siano meno della metà, per la semplice ragione che lavorare all’EXPO non solo non paga, ma costa. Immaginiamo un pendolare che debba accollarsi i costosissimi costi quotidiani del sistema ferroviario lombardo. O addirittura un giovane di un’altra regione che volesse fare questa esperienza a Milano. Per lavorare gratis bisogna godere di un buon reddito e non tutti ce l’hanno.

Eppure a tutto questo ci sarebbe stata una alternativa semplice semplice. Visto che Expo per sua natura è un evento a termine, coloro che la faranno funzionare avrebbero potuto essere assunti con il tradizionale contratto a termine. Lavori sei mesi? Sei pagato per quelli, sono solo, due settimane? Riceverai la tua quindicina. Perché non si è fatto così? Semplicemente perché in questo modo si sarebbe dovuto spendere molto di più in salari e questo non era compatibile con gli alti costi della fiera. C’era da pagare una montagna di mazzette, non si potevano retribuire anche gli addetti agli stand. Capisco che questo modo di ragionare possa essere considerato troppo rigido e ancorato a vecchi tabù. C’è un lavoro e si pretende anche un salario, allora si vogliono difendere vecchi privilegi direbbero gli araldi del lavoro flessibile.

Io non lavoro gratis per l'ExpoQuando l’accordo sul lavoro gratis è stato sottoscritto l’allora presidente del consiglio Enrico Letta disse, facendo eco al presidente della Confindustria Squinzi, che esso era un modello per il paese. La rottamazione renziana sempre rivolta alle nuove generazioni ha lasciato quella intesa intatta, così come hanno fatto CGILCISLUIL, nonostante le critiche a quel #jobsact che l’accordo EXPO già anticipava. Tutte le forze politiche rappresentate in parlamento, escluso il Movimento 5 Stelle, sono consenzienti.

Così l’Expo finirà per essere una vetrina di tutto ciò che non dovrebbe, ma che invece continua a dominare le scelte economiche e sociali del paese. L’Expo sarà la migliore rappresentazione dell’ipocrisia e del gattopardismo che governano la nostra crisi. Sotto lo slogan “Nutrire il pianeta” si lascerà alla Nestlè il compito di spiegare che l’acqua va gestita in ragione di mercato. Si farà l’apologia delle grandi opere senza riuscire neppure a nascondere la speculazione e non solo quella illegale, ma quella ancor più scandalosa sulle aree che è perfettamente consentita.

Si lanceranno proclami sui giovani che capaci di operare nella globalizzazione, rimuovendo il fatto che lo faranno solo in cambio di una medaglietta che non varrà nemmeno come accreditamento per altri lavori precari. E ancora una volta tutto, ma proprio tutto sarà a carico del lavoro. In una fiera che si presenta come l’ultimo Ballo Excelsior di una globalizzazione in piena crisi, l’Italia che guarda al passato cianciando di futuro troverà la sua vetrina. Che dovrebbe essere accesa proprio il Primo Maggio, così trasformando la festa dell’emancipazione del lavoro nella celebrazione del suo ritorno allo stato servile. Ci sono movimenti e forze sindacali che dicono no a tutto questo e che già dalle prossime settimane si faranno sentire, per poi provare a restituire alla Festa del Lavoro il suo antico valore. Fanno benissimo.

Autore: Giorgio Cremaschi / Fonte: popoffquotidiano.it/    www.ecplanet.com

Riflessioni dell’avv. Tuto Rossi sull’Italia e il Canton Ticino

Dr. Avv. Tuto RossiL’ITALIA ENTRA IN GUERRA CONTRO LA LIBIA MA IL CONSIGLIO DI STATO SI OCCUPA SOLO DI COME FREGARE L’INIZIATIVA UDC “PRIMA I NOSTRI”

L’altra sera la trasmissione “Piazza pulita” ha mostrato che a Milano, a due passi dal cantiere EXPO2015, vivono migliaia di poveri. Anziani italiani con 500 Euro al mese di pensione che si scannano contro marocchini, magrebini, rumeni e kossovari che occupano illegalmente le case popolari e rubano l’elettricità, perché sono ancora più poveri di loro.

Ciononostante l’Italia ha battezzato la pomposa EXPO2015 (alla quale il nostro Consiglio di Stato voleva partecipare a tutti i costi) “NUTRIRE IL PIANETA, ENERGIA PER LA VITA”.

L’Italia vuole NUTRIRE IL PIANETA ma non riesce nemmeno a dare da mangiare ai suoi connazionali.

In Italia “un bambino su tre è a rischio povertà” secondo i dati forniti dall’ONG Save the Children.

Però accanto al Palazzo Italia di EXPO2015 sta crescendo l’ALBERO DELLA VITA, un mostro di ferro e cemento alto come una casa di 12 piani, che costerà 10milioni di Euro (tangenti escluse).

Invece di fornire pensioni serie e un lavoro dignitoso alla gente, il governo italiano costruisce “sculture-simbolo” per mettere in ombra la povertà nella quale ha cacciato milioni di suoi concittadini.

Ma il peggio deve ancora arrivare!

Il ministro degli esteri Gentiloni e la ministra della difesa Pinotti si sono dichiarati pronti a invadere (un’altra volta) la Libia.

L’Italia è in braghe di tela, ma invece di dichiarare la guerra alla povertà, vuole combattere la Libia.

Nel 2011, con le sue basi e i suoi cacciabombardieri, l’Italia contribuito ad abbattere il colonnello Gheddafi e a distruggere la Libia.

Ora si lamenta di avere il Califfato e i terroristi dell’ISIS di fronte alle sue coste. Lacrime di coccodrillo.

Con questa politica cafona e scellerata, i poveri italiani aumenteranno e decine di migliaia di nuovi rifugiati saliranno dal Sud in cerca di un pezzo di pane, di un lavoro sfruttato legale o illegale.

La pressione sulla frontiera di Chiasso aumenterà, con il rischio di invasione di nuovi frontalieri, di dumping salariale ai danni dei ticinesi, di una diminuzione delle paghe e di un aumento della violenza criminale.

Davanti a questi fatti cosa fa il Consiglio di Stato? Niente di niente! L’unica preoccupazione è di trovare cavilli giuridici per stoppare l’iniziativa UDC “Prima i nostri”.

L’unica paura è quella che la lista de LA DESTRA possa avere successo alle elezioni di aprile.

Il Ticino ha bisogno di politici con le idee chiare e con un po’ di coraggio. Con cinque burocrati con le teste eternamente conficcate nei regolamenti, non andremo lontano.

Autore: Dr. Avv. Tuto Rossi / Fonte: ticinonews.ch   fonte:www.ecplanet.com