A causa dei melanomi in aumento l’Australia vieta le cabine UV

Australia vieta le cabine UVLa voglia di abbronzatura a tutti i costi appare sempre più pericolosa e, dopo il Brasile, anche l’Australia, a partire dal 1° gennaio 2015, ha vietato l’uso delle cabine UV a causa del rischio di sviluppare il melanoma, un tumore maligno della pelle.

L’Australia è particolarmente sensibile a questo problema, anche a causa del buco nell’ozono sopra la regione antartica, risultando uno dei paesi più esposti ai raggi ultravioletti.

“Si stima che ogni anno 280 casi di melanoma sono causati da cabine UV, e che un giovane su sei sviluppa il melanoma”, ha detto un funzionario del Cancer Council ONG, Craig Sinclair.

Alcuni studi, inoltre, sostengono che l’uso regolare prima di 35 anni raddoppia il rischio di melanoma, e i dati lo confermano comunicandoci che 43 australiani muoiono ogni anno dopo l’utilizzo di queste cabine.

Fatto sta che l’Australia è ai primi posti nel mondo per quanto riguarda la presenza del melanoma, con 11mila casi diagnosticati ogni anno. Nel 2011, circa 2mila persone sono morte a causa del cancro della pelle e, in oltre 1500, è stato riscontrato il melanoma.

Se Atene piange, Sparta non ride, come dice un vecchio proverbio, visto che è tutto il pianeta a fare i conti con questo problema, un problema che è in costante aumento, un problema che, visto che a pensare “male” spesso ci si prende, contempla anche le scie chimiche o chemtrails, ormai presenti ovunque sulla faccia della Terra.

Per limitare i danni ci vuole qualche accortezza, utilizzando le precauzioni del caso quando ci si espone ai raggi solari. Inoltre, non è necessario avere una abbronzatura tutto l’anno, del resto innaturale e fuori luogo, sottoponendo la pelle a uno stress che può produrre neoplasie.

A rendere questo pianeta sempre più invivibile c’è già chi ci pensa, se poi ci facciamo anche chiudere in cabine UV a “sfrigolare” per acquisire un bella doratura, gli daremo una bella mano. Questo è un mio parere personale, riferendomi a canoni di bellezza che, molto spesso, sono in netto contrasto con i canoni della salute.

Fonte: primapaginadiyvs.it   www.ecplanet.com

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Per l’Economist il 2015 sarà un anno indimenticabile…

Per l'Economist il 2015 sarà un anno indimenticabileAttacchi speculativi alla Russia, caduta dei prezzi petroliferi, il dollaro forte, una nuova corsa all’oro nella Silicon Valley, l’economia statunitense in ripresa, la debolezza della Germania e del Giappone, la svalutazione nei mercati emergenti, dall’Indonesia al Brasile.

Cos’è?

È il mondo del 2015 o quello della fine degli anni Novanta?

La recente storia economica, secondo il settimanale britannico “The Economist”, è stata talmente dominata dalla crisi finanziaria del 2008-2009 che si è dimenticato ciò che è successo nei decenni precedenti.

Riconsiderare gli avvenimenti degli ultimi quindici anni può essere istruttivo per decidere che cosa dobbiamo fare e che cosa dobbiamo evitare.

Allora, come adesso, gli Usa erano all’avanguardia di una rivoluzione digitale, il prodotto interno lordo aumentava di oltre il quattro per cento all’anno, la disoccupazione, al quattro per cento, era al minimo trentennale. L’ottimismo statunitense contrastava con l’atmosfera cupa che si respirava altrove, ad esempio in Giappone, in deflazione dal 1997.

La Germania allora era “il malato d’Europa” I mercati emergenti erano in crisi. Alla fine anche per gli Stati Uniti iniziarono i problemi, con l’esplosione della bolla speculativa di internet del 2000.

Inevitabilmente, i confronti col passato sono imperfetti. A fare la grande differenza oggi è la Cina: un attore secondario nel 1999 diventato ora il numero due dell’economia mondiale, se non il numero uno.

Tuttavia, si possono individuare tre fattori destabilizzanti per l’epoca che potrebbero esserlo ancora oggi. Il primo è il divario tra gli Usa, che accelerano, e il resto del mondo, che rallenta.

Il secondo è il preoccupante outlook di due grandi potenze, Germania e Giappone.

Il terzo è il rischio proveniente dai mercati emergenti, in particolare dalla Russia e da alcuni paesi africani.

Se l’economia mondiale inciampasse di nuovo, ripristinare la stabilità sarebbe più difficile questa volta, perché il margine di manovra si è ridotto e lo scenario politico è cambiato, e non positivamente.

A tutto questo, si aggiunge la crisi dell’Eurozona epicentrata sul cattivo funzionamento dell’euro, la cui gestione affidata alla Bce senza che abbia i poteri di tutte le altre banche centrali mondiali, non può che produrre instabilità e fragilità sia delle economie europee, sia della stessa valuta, sempre sotto scacco da quanto può accadere anche fosse in uno solo degli Stati che usano l’euro. Come la Grecia, ad esempio, ma non solo.

Insomma, il 2015, per l’Economist, sarà un anno nel quale è bene avere a portata di mano dei cardiotonici…

Articolo originale: economist.com / Fonte: ilnord.it  www.ecplanet.com