In Finlandia referendum per uscire dall’euro

 

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Il 2016 potrebbe essere un anno particolarmente interessante, visto che la Finlandia potrebbe uscire dall’eurozona.Infatti, proprio in questi giorni 50mila cittadini finlandesi hanno sottoscritto un referendum per chiedere se rimanere o no nell’euro e il parlamento finlandese dovrà discutere l’anno prossimo, tra febbraio e marzo, questa iniziativa di legge popolare.

Anche se non è chiaro se l’approverà, in realtà sarebbe la prima volta in cui un referendum popolare richiesto – come in questo caso – a termini di legge, viene bocciato. E già molti commentatori hanno detto che non accadrà. Il referendum si farà.

Al momento i sondaggi in Finlandia dicono che il 64% dei cittadini vorrebbe rimanere nell’euro, ma cresce molto rapidamente il numero di coloro che vogliono uscirne. Basti pensare che a gennaio i favorevoli alla valuta unica europea erano il 69% e un anno fa sarebbe stato addirittura impossibile perfino raggiungere le 50mila firme referendarie, mentre ora sono state raccolte in brevissimo tempo perché molti finlandesi adesso credono che solo cosi’ si possa rilanciare l’economia del Paese.

Infatti, ad alimentare questo forte euroscetticismo montante c’è il dato incontrovertibile per il quale dal 2008 ad oggi la “cugina” Svezia – che è fuori dall’euro – è cresciuta dell’8% mentre l’economia finlandese si è contratta del 6% e da tre anni è in recessione e visto che non si possono chiedere altri sacrifici ai cittadini o abbassare gli stipendi come in Grecia perché scoppierebbe una vera rivolta popolare, sempre più gente pensa che l’unica soluzione sia riavere la valuta nazionale e svalutarla.

Un recente rapporto di un centro studi finlandese ha calcolato che uscire dall’eurozona costerebbe 20 miliardi di euro, ma tali costi verrebbero subito recuperati dall’export e comunque il rilancio dell’economia farebbe avere dei guadagni nel medio termine dei 5 anni.

D’altra parte, dopo ben 7 anni di arretramento, con un drammatico calo del Pil del 6%, l’idea che fra 5 anni senza più l’euro ci sarà una forte crescita economica non solo non spaventa più nessuno in Finlandia, ma anzi fa proselitismo per l’uscita dall’eurozona.

Sarà interessante vedere come andrà a finire, ma quel che è certo è che in Italia un dibattito di questo tipo non sarebbe mai tollerato dal nostro governo, tant’è che ogni proposta di referendum in materia è stata censurata dalla stampa di regime, come pure è stata censurata questa notizia che vi sfidiamo a trovare pubblicata su altri giornali, lasciando pur perdere “l’informazione” televisiva italiana che è degna solo della Bulgaria del Patto di Varsavia.

Per ora possiamo solo sperare che questo referendum avrà successo, perché questo scatenerebbe un effetto domino che distruggerebbe la zona euro e cambierebbe il corso della storia.

Vi terremo informati.

Autore: giuseppe De Santis / Fonte: ilnord.it  http://www.ecplanet.com

261.000 Firme in Austria alla proposta di legge di uscire dall’euro! Ora dovra’ essere discussa e votata in parlamento

261.000 FIRME IN AUSTRIA ALLA PROPOSTA DI LEGGE DI USCIRE DALL'EURO! ORA DOVRA' ESSERE DISCUSSA E VOTATA IN PARLAMENTO

LONDRA – Mentre l’attenzione dei mezzi di informazione negli ultimi giorni si e’ concentrata sul referendum in Grecia in un altro paese europeo sta avvenendo qualcosa che potrebbe dare il colpo di grazia alla UE.

E difatti nelle scorse settimane ben oltre 250mila cittadini hanno sostenuto una proposta di legge per l’uscita dell’Austria dall’euro ed e’ la seconda volta da dieci anni che un’iniziativa popolare riesce a superare la soglia richiesta di 100mila firme.

Adesso il Parlamento è obbligato a discutere e deliberare sulla proposta di portare il Paese fuori dalla moneta unica anche se le leggi austriache dicono che il parlamento pur essendo obbligato a discutere le leggi di iniziativa popolare non e’ tenuto ad approvarle.

Il parlamento quindi puo’ respingere questa proposta visto che nessuna forza politica, ufficialmente, ha sostenuto la raccolta delle firme ma in molti credono che un referendum sia oramai più vicino visto che duecentocinquantamila firme, 261.259 per l’esattezza, sono tutt’altro che un risultato trascurabile.

La raccolta delle adesioni si svolge come una normale tornata elettorale e i cittadini per aderire devono recarsi negli uffici pubblici.entro una settimana, il che dimostra sia la partecipazione, sia l’interesse, dato il poco tempo avuto a disposizione e l’altissimo numero di firme raccolte.

Inoltre, in questo caso speicifico la campagna di informazione si è svolta nel quasi assoluto silenzio della televisione pubblica e dei giornali mainstream e questo la dice lunga sull’euroscetticismo degli austriaci.

Come e’ facile immaginare, il comitato promotore ne va fiero visto che “almeno un terzo della popolazione austriaca non era informata dell’esistenza di questa petizione popolare”, racconta Inge Rauscher, portavoce del movimento.

“Abbiamo ottenuto un grande risultato senza l’appoggio dei partiti e senza finanziamenti di grandi sponsor. Ce l’abbiamo fatta esclusivamente grazie al passaparola di tantissimi volontari, impegnati tanto a distribuire volantini, quanto nell’uso dei social network e dei media alternativi”.

Una sola volta e per l’arco complessivo di un minuto la televisione di stato Orf ha dato notizia dell’iniziativa di petizione popolare, senza peraltro aggiungere informazioni sul contenuto della proposta e sulle modalità di adesione.

Nel comitato promotore c’è un po’ di tutto, dai professori universitari ai liberi professionisti ai semplici pensionati. In rete ci si imbatte in siti web, video youtube, pagine Facebook, inviti ad aderire online.

E di motivi per uscire dall’euro ne vengono elencati a iosa. “Non vogliamo che i contribuenti pubblici continuino a pagare per salvare l’euro e rimediare ai danni delle speculazioni delle banche“ risulta il più gettonato.

Un no netto arriva anche nei confronti di austerità e neoliberismo. “Gli accordi di libero scambio – qui il riferimento è al Ttip in corso di trattativa fra Ue e Usa – favoriscono solo gli interessi delle multinazionali a svantaggio dei diritti della salute, dell’ambiente e delle economie nazionali” dice ancora Inge Rauscher, la portavoce.

Finora le politiche dell’Ue hanno portato al crollo di salari e pensioni. Temi che hanno fatto breccia un po’ ovunque, in maniera trasversale, sia fra gli elettori di tutti i partiti, a destra come a sinistra, sia soprattutto nelle sacche dell’astensionismo e dei senza partito.

L’Europa messa sotto accusa in Austria è la stessa Europa che vede malvolentieri celebrarsi un referendum in Grecia sulle politiche economiche.

Un’Europa che lascia molto a desiderare soprattutto nella propria costituzione democratica. “I trattati di Lisbona” sono un passo indietro della democrazia, “non rispettano la separazione dei poteri”, non prevedono l’elezione del commissario europeo e non riconoscono al parlamento europeo un “vero potere legislativo”.

Ora, sarà interessante vedere cosa accadra’ nei prossimi giorni, ma l’aspetto piu’ rilevante e’ la censura dei giornali di regime italiani (con la lodevole eccezione de Il Fatto Quotidiano che ha riportato questa notizia).

Da parte nostra auspichiamo che anche l’Italia segua l’esempio greco e austriaco.GIUSEPPE DE SANTIS – Londra.

fonte http://www.il nord.it